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L'AA, l'Ammazza-Aiptasie fai da te

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Introduzione -   L’Avventura del mio Acquario Marino Mediterraneo è iniziata il 17 Novembre 2009. 

  Se, inizialmente, si trattava solamente di uno strato di 17 cm di sabbia finissima, presa qua e là sulle coste liguri e di alcune pietre piene con due Actinie equine, ben presto quell’aspetto di una vasca brulla richiese l’inserimento almeno di alcune rocce, possibilmente vive, che migliorassero l’aspetto e che potessero permettere l’avvio vero e proprio della vasca.  Per tre mesi rimasi col solo DSB e i due Pomodori di mare su quelle pietre brulle.   Ma, dopo 90 giorni, i tempi erano maturi:  dovevo prelevare delle rocce e portarle a casa.

 

 

  Individuata la zona che più preferivo ed anche la più comoda, prelevai alcuni pezzi di rocce superficiali, o quasi, interamente ricoperti da un notevole spessore di incrostazioni varie.  Recuperai, un po’ più in profondità anche numerosi pezzi di vere e proprie rocce vive porose.

  Non sapevo ancora quasi nulla sui possibili abitanti di quelle rocce, la mia ignoranza era totale.

  Sistemate le rocce in acquario ben presto vidi che tutto era in movimento fra quelle piccole crepe, fra quelle spaccature e bucherelli:  paguri, lumachine, vermi vari, protule, sabelle, granchietti, madrepore molari, ecc ecc.  C’erano anche certe creaturine semitrasparenti assomiglianti alle anemoni ma le loro dimensioni erano dell’ordine del centimetro.  Erano carine e io le nutrivo.  Il problema era che erano tante, a centinaia, l’una contro l’altra sulle rocce.  Spesso, le più piccole si staccavano da sole per poi attaccarsi, trasportate dalla corrente delle pompe, su un’altra roccia, colonizzandola,.  Il numero di queste “cosine” cresceva a dismisura quasi quotidianamente.  La vasca ne era piena ormai.  Da profano, quale ero, mi sorse un dubbio:  cosa sono?  E partì la ricerca sul Web.

  Non ci volle molto a capire che erano Aiptasie, e della peggior specie, considerate oggettivamente come una pestilenza per gli appassionati di acquari.

  Cosa fare?  Il negoziante di fiducia mi parlò di un prodotto, una specie di cemento, col quale ricoprire quel che rimaneva dell’Aiptasia dopo aver accuratamente grattato la roccia con apposita spazzola.  E’ risaputo che le Aiptasie si rigenerano anche da un minuscolo pezzettino non asportato.  Non mi andava di “sporcare” le rocce con quel cemento, per non parlare del tenerle fuori dall’acqua per diversi minuti, visto che mi erano costate tanta fatica per prenderle, e magari pregiudicare così la vita di tante creaturine che lì dentro vivevano.

  Sul Web lessi della possibilità di annientare le A. usando iniezioni di acqua dolce bollente.  Provai.  Il sistema funzionava ma avevo sempre le mani dentro la vasca e spesso gli schizzi di acqua, ovviamente salata, finivano sul pavimento e sul mobile del salotto.  Non mi andava di creare ulteriori danni e cessai di usare la siringa.

 

L’ispirazione e la creazione

  Non ricordo né quando e né in quale sperduto articolo del Web, lessi della possibilità di annientare le Aiptasie usando la corrente elettrica, facendole, cioè, attraversare da una piccola scarica elettrica.

Da buon perito elettrotecnico quale sono scelsi questa strada, o almeno volevo provarci.  Dopo qualche giorno di ricerche varie, reperimento del materiale e messa insieme delle possibili realizzazioni da adeguare ad un acquario, le rotelline del mio (poco) cervello tirarono fuori questo marchingegno:

 

 

  Si tratta dell’AA, l’ammazza-Aiptasia, o Anti-Aiptasia che ben presto si rivelò molto utile.

L’AA è costituito da un tubicino di plastica PVC del diametro esterno di 1 cm ed interno di 7 mm, acquistato in uno dei tanti negozi di Fai Da Te, e della lunghezza di 60 cm.  La lunghezza l’ho scelta io in base alla mia vasca, i tubicini si trovano nella misura di un metro.

  All’interno di questo tubicino ho inserito 2 cordine di rame rigido isolato, per intenderci due “fili” di rame isolato. In un angolo sperduto del mio garage sapevo di avere del vecchio cavo TV avente anima isolata rigida, appunto.  Usai quel cavo. L’importanza dell’usare fili rigidi la spiegherò in seguito.

Questi fili fuoriuscivano di circa 4 cm da un lato del tubicino e di circa 15 cm dall’altro.

  Mi armai di saldatore a stagno, di un interruttorino da quadro elettronico proveniente da chissà dove (ogni tanto mi stupisco io stesso di quante cose ci sono nel mio piccolo garage e banco da lavoro di cui nemmeno io conosco l’esistenza e la provenienza), di una pila da 9 Volt e di un cappellotto mediante il quale poter collegare la pila stessa.  Non rimaneva che effettuare i collegamenti e riordinare il tutto con due normali fascette da elettricista. 

 

 

  All’estremità opposta le due cordine lunghe 4 cm sarebbero state disposte come da foto seguente.  Ecco l’importanza di avere fili rigidi.  Una normale cordina flessibile non sarebbe mai rimasta in questa posizione.

  

 

 

  Il costo di tutto questo?  Dai 5 ai 10 €, non ricordo esattamente.

 

 

 

Il funzionamento

  Alla chiusura del piccolo interruttore, fra i due capi delle cordine disposte frontalmente, quando immerse in acqua (di mare o dolce, a meno che non si tratti di acqua osmotica o simili), vi è passaggio di corrente in quanto in presenza di sali conduttori.  Non stiamo ad approfondire troppo su quanta corrente circoli nel nostro circuito, non è questo che ci interessa esattamente sapere.  Quel che più conta è che, facendo attraversare le nostre “belle” Aiptasie da questa piccolissima corrente, in pochissimi secondi l’actiniare si scioglie liberando una specie di mucosa bianca.  L’Aiptasia è “terminata”!  In poche ore non rimane nulla nemmeno della mucosa.

 

 

  Le A. eliminate e il tempo mi hanno dato ragione nel senso che non ci sono stati danni ad altre creature inserite in vasca.  La corrente circola solo nella via a lei più breve, cioè fra i due terminali e basta.  Interponendo le A. proprio fra i due terminali e chiudendo l’interruttore, ho eliminato, oserei dire, centinaia di Aiptasie.   Non avevo più le mani in acqua e i risultati erano di gran lunga superiori.

  La scoperta di avere in vasca anche due esemplari di Spirulla Napolitanea, nudibranchi mangiatori di Aiptasie, mi ha dato una notevole mano, ed in due mesi circa tutti gli ospiti indesiderati erano scomparsi!

  Durante il funzionamento si generano delle bollicine di ossido di rame dai terminali ma, proprio perché bollicine, salgono in superficie liberandosi in ambiente.  Quindi nessun problema per l’acquario, si tratta di un normale fenomeno elettrolitico.

 

Buona caccia a tutti!!!

 

Elvio G. (CN)

 

 

 

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