Ultimi articoli pubblicati

il-blennide-e-lo-squalo

Il blennide e lo squalo

di Paolo Balistreri -- Sulla riva si infrangeva la risacca ed il mare portava via granelli di Dendropoma petraeum portati via dall’abrasione del moto ondoso. Era da tanto che...Leggi tutto
biodiversity-journal-2016-7-4-907-912

Biodiversity Journal, 2016, 7 (4): 907–912

di Anna Maria Mannino1*, Stefano Donati2 & Paolo Balistreri1 -- The Project “Caulerpa cylindracea in the Egadi Islands”: citizens and scientists working together to monitor marine alien species   Scarica l'allegato...Leggi tutto
Stampa

Concetti di base: equilibrio biologico

Postato in Tecnica e fai da te

Valutazione attuale:  / 0
ScarsoOttimo 
Stampa

In natura vige un preciso equilibrio, che permette in definitiva la continuazione della vita sul nostro pianeta. Esso è basato sul perfetto bilanciamento tra l’azione degli “autotrofi” e

quella degli “eterotrofi”.  In definitiva, tra la contrapposizione di vegetali, che assumono dall’ambiente  materiali inorganici ed anidride carbonica, cedendo materiali organici (il loro stesso corpo) ed ossigeno, ed animali, che svolgono una funzione opposta: assumono dall’ambiente materia organica ed ossigeno, cedendo materiali organici (che vengono “mineralizzati” da batteri decompositori) ed anidride carbonica.           

Questo “intelligente” marchingegno funziona abbastanza bene, visto che la vita su questo pianeta esiste da... molti anni. Un “equilibrio” di questo tipo, basato sull’azione di organismi diversi (animali, alghe, batteri decompositori, ecc.) viene detto, per l’appunto, equilibrio biologico. Quando il numero delle alghe aumenta, l’ambiente diviene adatto ad ospitare un numero maggiore di pesci ed invertebrati (maggiori disponibilità di ossigeno e “cibo”); se la quantità di alghe diminuisce, il numero degli animali lo segue. È quanto accade quando si distruggono boschi e foreste: inizialmente gli animali presenti si ammucchiano nelle macchie verdi residue. Poi, a causa della forte competizione, divengono più rari. Passiamo ora agli ambienti “confinati”, ovvero agli acquari. Cosa accade in questo caso?       

            Noi aggiungiamo pesci, invertebrati ed alghe, seguendo troppo spesso una logica quasi esclusivamente “estetica”: due di quelli rossi, un paio di alghe alte, cinque lumachine, ecc. Questa logica terrà conto dell’equilibrio biologico? Molto probabilmente no! Esisteranno quindi delle degli “squilibri” tra la biomassa degli autotrofi (ovvero, la quantità totale di alghe) e quella degli eterotrofi (animali). Esistono i casi limite degli acquari marini quasi “olandesi”, che ospitano solo alghe e, purtroppo, di quelli con arredamento in plastica, che ospitano solo animali. Ma anche in casi “normali”, è improbabile che l’acquariofilo “centri” l’equilibrio al primo colpo. La natura, fortunatamente, ci viene incontro.

            Poco dopo l’immissione dei primi organismi, infatti, si sviluppano dei batteri e delle alghe, che fungeranno da “contrappeso” per bilanciare il nostro acquario. Inutile tentare di “imbrogliarli”: essi in ogni casi saranno una realtà da considerare e spingeranno l’equilibrio da una parte o dall’altra. Le alghe, rappresentano un contrappeso sul piatto degli “autotrofi” (vegetali), i batteri su quello degli “eterotrofi” (animali). Infatti, le alghe utilizzano luce ed anidride carbonica per formare tessuti organici, mentre i batteri si nutrono di tessuti organici, utilizzando ossigeno (batteri aerobi) ed emettendo anidride carbonica. Escludiamo dai nostri discorsi di oggi i batteri anaerobi, poichè complicherebbero inutilmente la faccenda. Per questa volta, facciamo finta che non ci siano!

            Molti batteri sono presenti nel filtro, data l’ampia superficie a disposizione, ma molti di essi sono presenti anche nell’acqua, nel fondo, sulle pareti di vetro, e sono in grado di svilupparsi a dismisura, molto rapidamente, se posti nelle condizioni ideali. Questo produce spesso malattie da organismi “opportunisti” (micosi, malattie batteriche della pelle e delle branchie, occhio torbido, ecc.). Le alghe, invece, sono presenti solo nelle aree illuminate: pareti di vetro, materiali da arredamento ed, all’occorrenza, la stessa superficie delle piante marine o di altre alghe. Esistono poi gli ausilii tecnici dell’acquariofilo, che tendono a modificare l’equilibrio, spingendolo da una parte o dall’altra: i distributori di CO2 in acqua dolce si comportano (parzialmente) come “animali”; l’aerazione elimina principalmente anidride carbonica e spesso permette una migliore dissoluzione dell’ossigeno, comportandosi quindi come una pianta;  l’illuminazione può influire sul trofismo vegetale; l’alimentazione spinge l’equilibrio verso il piatto “animale” e così via.

Dalla interazione di tutti questi elementi, che possiamo immaginare come “piccoli pesetti”, deve risultare un perfetto pareggio. Dal momento che alcuni pesi “fissi” li aggiungiamo noi (aerazione, illuminazione, ecc.), le differenze di equilibrio esistenti dopo l’allestimento saranno prodotte dagli aggiustamenti operati dalle “variabili” biologiche: alghe, piante, pesci, batteri. Il che significa che per raggiungere l’equilibrio il nostro sistema potrebbe essere “costretto” ad “ammazzare alcuni pesci”, oppure ad “eliminare alcune alghe”, oppure a produrre tantissime alghe epifite. Non quello che succede in tanti acquari? Si comprende bene, quindi, che non esistono “acquari squilibrati”; esistono invece acquari con un equilibrio che... non ci piace! Una vasca contenente solo filamenti mucillaginosi di batteri ed alghe, ad esempio, è brutta da vedere. Un acquario con madrepore ricoperte di alghe marroni epifite è antiestetico. Un ambiente con tanti pesci morti non è desiderabile. Come fare per evitare questi “casi limite”? E’ necessario prevedere l’equilibrio da ottenere ed apportare poi piccoli aggiustamenti, in fase di gestione della vasca, tenendo conto dei “sintomi” dell’acquario. Una vasca di sole alghe è possibile, ma chi prenderà il posto degli eterotrofi? Se aggiungiamo semplicemente delle alghe ad una vaschetta piena d’acqua dovremo attenderci che “qualcuno” prenderà il ruolo degli eterotrofi in assenza dei pesci: batteri, ad esempio. Ma questi potrebbero non essere sufficienti. Allora “madre natura” provvederà a togliere un “pizzico” di autotrofi: alcune alghe moriranno! Alla fine avremo ottenuto una vasca con poche piante e tanti batteri. Era prevedibile...

            Un acquario con pochi pesci sentirà la mancanza degli autotrofi. I materiali di scarto degli animali (ammoniaca, sali minerali, anidride carbonica) produrranno due effetti principali: aumento delle alghe epifite ed aumento dei batteri. Questo produrrà un effetto a catena che condurrà a risultati catastrofici (eutrofizzazione). Alla fine, anche in questo caso, la natura dovrà prendere una decisione drastica “uccidere alcuni pesci”. È per questo motivo che si assiste a tante vasche con pochi pesci (che infine godono di buona salute!), tante alghe sui vetri e materiale di accumulo batterico sul fondo.

            Se invece aggiungiamo i giusti contrappesi e continuiamo a dosarli nel modo giusto possiamo ottenere veramente di tutto. Un acquario con un eccesso di alghe (es. del tipo “olandese”) può essere bilanciato con ausilii tecnici che simulino la presenza di animali: filtri a batteri, distributori di anidride carbonica, fertilizzanti organici, ecc. Un acquario con un eccesso di pesci può essere bilanciato con ausilii che simulino la presenza di piante: filtri molto potenti, denitrificatori, sostituzioni dell’acqua, forte aerazione. Un acquario con poche alghe e tanti pesci, con filtro biologico, avrà molti problemi. Un acquario con tante alghe, pochi pesci e filtro meccanico, avrà scarse probabilità di mantenere il proprio aspetto a lungo.

            Tutto sommato, in generale, si preferisce partire da una situazione apparentemente “bilanciata”, con un numero proporzionale di piante e di pesci, e poi correggere in base ai sintomi.

a) pH basso? Eccesso di nutrienti? Crescita di alghe? Soluzione: aggiunta di “autotrofia” (vegetali, filtri ad alghe, aerazione, sostituzioni dell’acqua, filtri denitrificanti, scarse dosi di cibo, ecc.).

b) Crescita stentata delle alghe? Soluzione: aggiunta di “eterotrofia” (nuovi pesci, filtri biologici, fertilizzanti organici od inorganici, ecc.).

            Il problema, visto in questo modo, è abbastanza semplice da gestire. Osservare i sintomi ed aggiungere il giusto “contrappeso”. Questo è il modo corretto di vedere l’equilibrio biologico. E, ricordate: non esistono acquari squilibrati! Alla lunga, esistono solo acquari equilibrati che non ci piacciono. Per errori dell’acquariofilo, spesso prodotti da inesperienza dello stesso negoziante di fiducia.

 

 

Stampa

Questo sito utilizza cookie. Continuando a consultare AMM, acconsenti all'utilizzo dei nostri cookie.