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Una gelatina speciale

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  Delle meduse e degli altri animali galleggianti che vagano per il mare sotto la spinta delle correnti, noi uomini non abbiamo una grande opinione e di solito ce ne occupiamo perché interferiscono con le nostre vacanze o il nostro lavoro. Eppure c’è ancora tanto da scoprire a cominciare dal perché stiano aumentando.  La letteratura scientifica degli ultimi anni riporta con sempre maggiore frequenza segnalazioni di crescite esplosive di popolazioni di meduse che, in alcuni casi, possono essere raccolte e riunite dalle correnti fino a formare sciami capaci di estendersi per una decina di chilometri e più di lunghezza e alcuni chilometri di larghezza. Facile immaginare quale può essere l’impatto sull’ecosistema marino di una simile biomassa che non sarebbe esagerato paragonare a un enorme mostro, capace di divorare tutto quello che incontra come ben sanno gli allevatori di salmoni dell’Irlanda che hanno visto la loro produzione spazzata via gli scorsi anni proprio da uno di questi immensi “IFO” (Identified Floating Objects).   Quelle che in un passato anche recente venivano catalogate come fluttuazioni (cioè variazioni stagionali o anche annuali nell’abbondanza di una specie) sono diventate episodi ricorrenti e abituali come la scontata comparsa delle foglie sugli alberi. Tale dinamica si basava, classicamente, sulla disponibilità di fattori favorevoli (cibo e condizioni ambientali) che di solito hanno andamento ciclico e sono legati alle stagioni. Inoltre, sempre una volta, si pensava che il plancton (quello gelatinoso in particolare) avesse relazioni limitate con gli altri due grandi comparti marini, quello bentonico (organismi legati al fondo) e quello nectonico (che comprende gli organismi capaci di muoversi autonomamente). Certo esistevano interazioni, ma tutto sommato ridotte e soprattutto equilibrate.
Le meduse, invece, aumentano di anno in anno e secondo gli esperti le cause di questo fenomeno planetario sono soprattutto due: il riscaldamento globale, che favorisce talune specie (non dimentichiamoci però che ci sono anche meduse tipiche di acque fredde), e la riduzione delle risorse biologiche marine, pesci in testa, che sta avendo gravi ripercussioni sull’equilibrio globale degli oceani e delle reti alimentari. Insomma, per sintetizzare, ci sono più meduse perché l’ambiente sta diventando più favorevole per loro e hanno meno nemici.
Da queste considerazioni è nata l’idea di saperne di più, e siccome le meduse e altri grandi organismi planctonici (e gelatinosi) si vedono facilmente e non è difficile riconoscerli, ecco che è nato questo progetto pilota, coordinato dal prof. Ferdinando Boero dell’università di Lecce al quale dovranno pervenire tutte le osservazioni. L'indagine mira a coinvolgere subacquei, bagnanti, appassionati e non solo i colleghi scienziati del prof. Insomma per una volta la scienza coinvolge   anche noi che, magari, al mare andiamo per rinfrescarci o per ammirare le bellezze del mondo sommerso. Insomma d’ora in poi apriamo gli occhi e prendiamo nota non solo di pesci e gorgonie, ma anche di quello che ci passa davanti mentre scendiamo o, più facilmente, stiamo facendo la sosta di sicurezza, un momento importante, a volte lungo e che passa più in fretta se siamo impegnati a fare qualche cosa. E adesso sapete cosa.
Scarica poster in alta resoluzione (2,10 MB - 3508x4961)
 La CIESM ha lanciato il Jellywatch Programme
(http://www.ciesm.org/marine/programs/jellywatch.htm) e la fase pilota si svolgerà in Italia. Il plancton gelatinoso sta assumendo un ruolo sempre più rilevante negli ecosistemi marini e, purtroppo, mancano progetti di ricerca dedicati allo studio del fenomeno. Il poster preparato dalla CIESM raffigura le principali specie macroscopiche di plancton gelatinoso mediterraneo e fornisce una modalità di stima visuale della loro abbondanza. Chi dovesse vedere aggregati di queste specie è pregato di mandare la segnalazione a Questo indirizzo e-mail è protetto dallo spam bot. Abilita Javascript per vederlo. in modo da allestire un database sulla presenza di aggregati gelatinosi nei nostri mari. Quello che può sembrare un aneddoto (la singola osservazione) può diventare storia (osservazioni ripetute dello stesso aneddoto).
Se andate in mare per ricerca o per diletto, e vedete plancton gelatinoso, perdete qualche minuto in più e mandate le vostre segnalazioni. Se il fenomeno persiste, non limitatevi alla prima segnalazione ma, invece, cercate di stabilire per quanto tempo quel "banco" ha continuato ad essere presente nelle località da voi frequentate.
Grazie a tutti
Ferdinando Boero

Ferdinando Boero
DiSTeBA (Dipartimento di Scienze e
Tecnologie Biologiche e Ambientali)
Universita' del Salento
73100 Lecce
Italy                              
                                             
 

 

 

Ultimo aggiornamento Lunedì 05 Luglio 2010 14:17  

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