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Osservazioni sul comportamento in acquario dello Gnathophyllum elegans
di Giovanni Verazza
Lo Gnathophyllum elegans o gambero vinaio è un bellissimo decapode del Mediterraneo e spesso sogno proibito di molti acquariofili. In realtà si tratta di una specie diffusa in alcune località a partire da 50 cm di profondità fino circa a 50 metri. Dal punto di vista estetico è senza dubbio un gambero estremamente bello e soprattutto unico, almeno nei nostri mari. Da un punto di vista strettamente acquariofilo ci sarebbero alcune precisazioni da fare sia in ordine al suo comportamento in cattività sia in ordine alla sua alimentazione altamente specializzata. E' noto che nella maggior parte dei testi sull'acquario mediterraneo regni l'imprecisione, ma nel caso del gambero vinaio sicuramente il discorso raggiunge il suo esempio più eclatante!
Per la stragrande maggioranza dei testi, infatti, il gambero vinaio sarebbe una specie detritivora. Ci si dovrebbe mettere d'accordo una volta per tutte sul termine detritivoro. Lo Gnathophyllum si ciberebbe di "detriti di origine animale e vegetale": nulla di più vago! Se la si mette su questo piano allora tutti o quasi gli animali marini
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sarebbero detritivori: i Parazoanthus afferrano l'eventuale detrito che viene a contatto con i loro polipi così come gli Astroides, i Cerianthus idem ma anche molti pesci non disdegnano qualsivoglia detrito apparentemente appetitoso! Il fatto è che spesso è molto facile affibbiare un tipo di alimentazione ad una data specie animale che si conosce poco o per nulla. Da un punto di vista strettamente personale lo Gnathophyllum non è più detritivoro di altri gamberi mediterranei, anzi lo è sicuramente meno. Se si provassero a tenere, in vasche separate,
Gnathophyllum, Palaemon e Lysmata si comprenderebbe effettivamente che fra i tre sicuramente il primo è quello che meno basa la propria dieta sui famosi detriti.
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Ma allora di cosa si nutre?
Questa è la nota dolente: lo Gnahtophyllum si ciba quasi esclusivamente di stelle marine di qualsiasi specie! Ha una predilezione per le asterine ma non disdegna Echinaster sepositus, Hacelia attenuata, Chaetaster
longipes, Astropecten e perfino Peltaster placenta. Se ne ciba lentamente solleticando con le zampe l'echinoderma che irritato solleverà le braccia lasciando i pedicelli alla mercè dello spietato gamberetto. In molti casi si limiterà a cibarsene lasciando in vita la stella per qualche tempo ma in altri non la mollerà fino al suo completo divoramento. Questa affermazione trova riscontro anche nelle caratteristiche dei luoghi in cui lo si rinviene: in genere si tratta di zone con ricche popolazioni di asterine o di echinaster che ad una attenta osservazione presenteranno nella maggior parte dei casi sicuri segni di incontri ravvicinati con qualche "simpatico"
Gnathophyllum. Più volte, comunque, ho potuto notare attacchi ad Astrea rugosa, Calliostoma conulum e Monodonta ai quali ha asportato piccolissimi pezzi di tessuto.
Ho nutrito personalmente i miei esemplari con pezzi di gambero e di cozza che venivano accettati solo in assenza di pietanze migliori! Se infatti in vasca erano presenti delle stelle lo Gnathophyllum preferiva cibarsene lentamente lasciando i pezzi di gambero agli altri ospiti.
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Come il Lysmata seticaudata si tratta di una specie che non ama uscire allo scoperto in natura, prediligendo muoversi nelle ore notturne e rifugiandosi sotto le pietre o nelle spaccate delle rocce se disturbato. In cattività però il discorso muta: in assenza di grossi pesci e granchi che potrebbero predarlo lo
Gnathophyllum, al pari del Lysmata, muta radicalmente il suo comportamento arrivando a girovagare per la vasca in qualsiasi ora della giornata. Va precisato però che la sfrontatezza che spesso caratterizza il Lysmata non sarà mai comune nello Gnathophyllum che sempre sospettoso si allontanerà con scatti fulminei alla minima avvisaglia di pericolo.
Sicuramente c'è un po' di differenza tra la presunta alimentazione a base di detriti e le reali necessità di questo magnifico crostaceo: ritengo infatti che non si possa prescindere dagli asteroidi suddetti nel suo corretto mantenimento in cattività
Per ciò che riguarda i rapporti con i conspecifici in realtà risulta essere abbastanza pacifica così come i rapporti con le altre specie. E' però necessario operare una scelta se lo si vuole allevare. In vasche prive di stelle infatti il nostro beneamato resisterebbe per qualche tempo andando incontro a morte certa, un po'come accade agli Ippocampi nutriti con la sola
artemia.
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In ogni caso è determinante, nel loro allevamento, una buona qualità dell'acqua e soprattutto la presenza di un refrigeratore: quest'ultimo fattore però è direttamente proporzionale alla temperatura dell'acqua del sito di cattura dato che esemplari trovati ad una profondità di 1 metro o meno resisteranno tranquillamente a temperature dell'ordine di 26°C.
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