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I grandi articoli:
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L’importanza
di un fondo alto di Ronald L. Shimek, Ph. D.
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Osservazioni:
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Prima riproduzione di Astroides calycularis in
Pianura Padana, di
Stefano C.A. Rossi
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Un ospite lessepsiano: Strombus persicus,
di Stefano |
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La
Cladocora caespitosa,
di Stefano C.A. Rossi
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Gnathophyllum elegans,
di Giovanni Verazza
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Notizie dal Mare:
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Le carette del Mediterraneo, di Francesco Denitto
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Biologia:
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Vermi col ciuffo di Francesco Turano |
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Le bavose, pesci con le corna, di Francesco Turano |
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Arriva un nuovo pesce dal Mar Rosso, di Francesco Turano |
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Storia
di un raro cerianto; Arachnanthus oligopodus,
di Francesco Turano |
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Melibe
fimbriata, di Francesco Turano |
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Uno squalo con gli
occhi verdi, di Francesco Turano |
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L’influenza
dell’ambiente sul periodo riproduttivo degli
animali marini, di Alessandro Pajno
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Bonellia Viridis,
di Aida Mancuso
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Biologia ed ecologia di Caulerpa racemosa,
di Ilaria Gonelli
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Alimentazione:
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Astaxantina,
di Mario Loffredo
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Avventure in mare:
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Visita
al "OSAKA AQUARIUM KAIYUKAN" in Giappone di Alessandro Palomba |
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Libano: appunti di Viaggio
di Stefano C.A. Rossi
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Una istantanea,
di Piero Castellano
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Le schede:
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Octopus vulgaris, di Giovanni Verazza
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Zoologia
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Breve rassegna sul genere Maja Lamarck,
1814 (Crustacea, Decapoda, Majidae), di Valerio
Vignoli
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Le basi della Zoologia Sistematica come supporto per un approccio consapevole all’acquariofilia,
di Luca Colutta
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In libreria:
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Le recensioni,
di Michele Abbondanza
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Dalla rete:
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I siti di Mabbond
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UNO SQUALO CON GLI
OCCHI VERDI
di Francesco Turano |
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Voglio raccontarvi la storia di un piccolo squaletto di profondità, poco
conosciuto e raro, un pesce che solo pochi pescatori dell’Italia meridionale
hanno avuto il piacere di avere tra le mani, ovviamente moribondo, una volta
issate a bordo le reti. Nessuno, però, lo aveva mai osservato o fotografato nel
suo ambiente; fino a quando, un giorno di alcuni anni or sono, non mi capitò
l’inimmaginabile: l’incontro con l’Oxinotus centrina, detto volgarmente squalo
porco.
Ero immerso nelle acque meridionali dello Stretto di Messina, sulla sponda
calabra, sui fondali subito profondi di un paese chiamato Lazzaro, in provincia
di Reggio Calabria; quota –57m, ore 20 circa, già 10 minuti di tempo di fondo:
con l’acqua limpida, mi trovo avvolto dalle tenebre ai piedi di un’orlata
imponente che si snoda parallela al profilo costiero. Era una delle tante
impegnative immersioni notturne che ogni tanto mi concedevo per incontrare
grossi dentici poggiati al fondo, saraghi che dormono, tanute e altri pesci
difficili da fotografare e avvicinare con la luce del giorno; pesci che con il
favore delle tenebre hanno una livrea particolarmente brillante e diventano più
fotogenici del solito. Tutto mi aspettavo meno che di vedere un simile e goffo
pesce; all’improvviso mi apparve infatti una strana creatura, color grigio topo,
e avvicinandomi mi accorsi della stravagante forma del pesce e mi ritornò in
mente una foto che avevo visto su un libro di un esemplare morto tenuto in mano
da un pescatore. Era proprio lui, lo squalo porco, vivo e libero mentre nuotava
nel suo ambiente. Il suo corpo, alto e tozzo, ha una sezione triangolare, con un
ventre che sembra la chiglia di un catamarano. La colorazione, brunastra nei
giovani, tende al grigio negli esemplari adulti, con striature più chiare sul
dorso in corrispondenza dei setti tra un fascio muscolare e l’altro. Lungo al
massimo 80 cm, appartiene alla famiglia degli Oxinotidi ed ha solo due parenti:
uno australiano e uno caraibico (O. brunensis e O. caribbaeus). Le pinne dorsali
presentano, nella parte anteriore, un grosso aculeo; questo è rivolto in avanti,
nella prima dorsale, mentre è rivolto indietro nella seconda dorsale, come se la
cosa avesse un significato nella strategia di difesa adottata dal pesce.
Conoscendo molto poco della biologia di questo pesce e non essendovi
osservazione dirette in natura da parte di nessuno (non sapendo realmente nulla,
tra l’altro, per la sua rarità), non è ancora possibile conoscere il vero
significato degli aculei sulle pinne dorsali e di tutte le altre stranezze di
cui il pesce appare dotato. La bocca, per esempio, appare piccola e dotata di
denti piccolissimi, cosa che lascia intuire abitudini da squalo sornione, lento
nel nuoto tanto da lasciarsi sfiorare dal subacqueo senza fuggire, probabilmente
abituato a catturare vermi o piccoli crostacei in prossimità del fondo fangoso.
Ho incontrato per ben sei volte questo buffo pesce, fotografandolo come meglio
ho potuto nei ristretti tempi che ho avuto a disposizione di notte, a quelle
profondità. Sono rimasto affascinato dall’incontro al punto da limitare gli
scatti nel momento in cui ho notato che il flash lo disturbava non poco; i suoi
grandi occhi verdi devono essere infatti particolarmente sensibili; immaginate
cosa può aver causato il lampo di un flash alla sua vista, nel buio più totale
delle profondità del mare. Anni fa, quando feci per la prima volta questa
straordinaria segnalazione, pubblicai un articolo sulla rivista mensile AQUA,
con cui all’epoca collaboravo, con testi dell’allora responsabile scientifico di
redazione Angelo Mojetta. La cosa fu segnalata come scoop, e lo stesso Mojetta
scrisse alla fine dell’articolo: “…la testimonianza di Francesco Turano è un
esempio di come ci si dovrebbe accostare al mondo marino e che ne sia
protagonista un nostro collaboratore ci rende orgogliosi”. Che dire, sono
contento di aver contribuito al miglioramento delle conoscenze di una specie
nota solo a pochi pescatori che se la sono ritrovata nelle reti; mi rende
orgoglioso il fatto di aver documentato l’incontro e di avere delle immagini
uniche e interessanti per il mondo scientifico. Certo di aver trovato uno degli
ambienti prediletti da questo squalo, ho assistito ad un progressivo degrado
della zona nel tempo e purtroppo ultimamente non s’è più rivista traccia del
pesce, forse per caso o forse per azioni di disturbo all’ambiente stesso,
profondo ma molto vicino alla riva. Il caro e così timido squalo porco forse un
giorno riapparirà in qualche altro angolo dello stretto e spero sinceramente di
trovarmi in quel posto al momento giusto, per rivederlo.
http://www.mediterraneoblu.it
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