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Arriva un nuovo pesce dal Mar Rosso

di Francesco Turano
 

 Profilo di Francesco Turano

Negli ultimi anni stiamo assistendo a una serie di strani eventi in Mediterraneo. Non tutti siamo però spettatori diretti di quanto sta accedendo. I subacquei, specie i più accaniti e appassionati, sono tra i pochi privilegiati e possono, con un po’ di fortuna, assistere ad eventi straordinari, oserei dire storici per quel che riguarda il cambiamento di un mare, il Mediterraneo, sempre più sorprendente.
Da quando mi immergo alla scoperta del magico mondo sommerso ho avuto il piacere di segnalare più di una specie nuova, su varie riviste di settore, forse grazie alla frequenza delle mie immersioni e all’approccio verso la vita nel mare; tra queste voglio ricordare ai lettori soltanto il rarissimo monacantide Stephanolepsis diaspros, un pesce tipico del Mar Rosso e raro anche lì, e il mollusco Melibe fimbriata, anch’esso tropicale, due specie riprese per la prima volta dal sottoscritto nelle acque dello Stretto di Messina, dove ho la fortuna di immergermi abitualmente, luogo sicuramente insolito e unico grazie a un particolare gioco di correnti.
Ma veniamo all’ultimo evento, ovvero al nuovo arrivo dal Mar Rosso. Era l’inizio del mese di dicembre dell’anno 2003 e stavo ultimando la decompressione alla fine di una delle mie immersioni nel mare di Scilla, al confine settentrionale dello stretto sul versante calabro; casualmente noto uno strano pesce lungo circa una quindicina di centimetri, a prima vista simile a un pesce ago cavallino. Ma a uno sguardo più attento e ravvicinato mi rendo conto che non si tratta affatto di un pesce ago ma, incredulo, riconosco una forma giovanile di pesce trombetta (o pesce flauto che dir si voglia) del Mar Rosso (scientificamente noto come Fistularia commersonii), una specie che avevo fotografato più volte sia a Sharm El Sheik che in Sudan, dove è piuttosto comune. Ecco allora che cerco di fotografare il pesciolino. Ma avendo più solo uno scatto (sono a fine immersione), cerco in tutti i modi di prelevare l’esemplare avvistato, per osservarlo meglio nel mio piccolo acquario, usato solo per motivi di studio e dove i pesci transitano soffermandosi solo per pochi giorni. Il prelievo non è dei più semplici, ma alla fine riesco nell’impresa. Si, è proprio lui. Anche il pesce trombetta tropicale è entrato in Mediterraneo. Si adatterà alla vita in queste acque? Per ora sappiamo solo che alcuni esemplari passati da Suez sono stati spinti fin qui sicuramente dai venti dei quadranti meridionali, che in questo autunno hanno spirato per oltre quaranta giorni senza pausa alcuna. Da un’indagine successiva scopro che qualche pescatore ha anche trovato tra le maglie delle sue reti qualche esemplare della stessa specie, che però non ha saputo identificare con certezza, scambiandolo per una strana aguglia o roba del genere. Ma vediamo quali sono le caratteristiche di questo nuovo immigrato, sicuramente già noto a coloro che si sono immersi ai tropici, ma che nessuno si sarebbe mai aspettato di vedere da queste parti. Abbiamo già detto il suo nome scientifico, che lo classifica nella famiglia dei fistularidi, pesci con corpo allungato e stretto, compresso dorso ventralmente. Possono raggiungere la lunghezza di oltre 150 cm, anche se a causa del corpo sottile non superano i tre - quattro chili di peso. Le principali caratteristiche di questi pesci sono il lungo filamento che si diparte dal centro della pinna caudale e il muso cubiforme, che funziona come una pipetta ad alta efficienza; esso infatti, dilatandosi e contraendosi a fasi alterne, permette ai pesci di risucchiare rapidamente la preda che si trovi nelle vicinanze. Di colore grigio argenteo, presenta striature giallo tenue lungo la bocca, comunque poco visibili. Nuota tranquillo e non fugge alla vista del sub, anche se è capace di spostamenti repentini che compie con veri e propri colpi di coda. E adesso, per i sub frequentatori assidui del Mediterraneo, occhio al nuovo arrivato! Eventuali segnalazioni sono di estrema importanza per conoscere nel migliore dei modi l’evoluzione biologica del mare nostrum.

http://www.mediterraneoblu.it

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