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Alicia Mirabilis
di Francesco Turano

Profilo di Francesco Turano

La si potrebbe definire “regina della notte” per le sue abitudini esclusivamente notturne. Di giorno questa splendida attinia, la più bella in assoluto del Mediterraneo, si presenta contratta ed insignificante, simile nella forma ad una pigna schiacciata e totalmente inattiva. Di notte espande il suo corpo cilindrico e gelatinoso, gonfiandosi d’acqua ed ingrandendosi 10 o 20 volte rispetto alle sue dimensioni a riposo.

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Dall’estremità apicale del fusto si dipartono una serie di lunghi e sottilissimi tentacoli superurticanti, che col buio si scatenano fluttuando in corrente per la cattura del cibo. La delicatezza di forme e colori è unica tra tutti gli antozoi; il corpo si presenta striato e cosparso di ghiandole scure, solitamente brune, ma anche arancioni, bianche e persino nere. La base presenta un disco pedale, tipico di ogni attinia, che in questo caso viene utilizzato più spesso per gli spostamenti, piuttosto frequenti per un animale abitualmente sedentario. La scelta del luogo sul quale stabilizzarsi dipende da molti fattori, anche se il più importante rimane quello della cattura del cibo. Per questo l’alicia tenta sempre di raggiungere la posizione più elevata possibile rispetto al fondo, sfruttando per questo qualsiasi cosa gli capiti a tiro: una roccia, una gorgonia, il tubo di uno spirografo, un’alga o un foglia di posidonia; tutto funziona purchè la postazione sia il più possibile sopraelevata. Alcune volte mi è capitato di incontrare l’attinia con la base aderente al galleggiante di una rete abbandonata o a una bottiglia giacente sul fondo o anche, per caso, alla conchiglia di uno sventurato paguro o sul carapace di un granchio, anche se in questi ultimi casi ci si trova di fronte ad eccezioni, visto che l’alicia non necessita degli spostamenti che compiono questi invertebrati. Le dimensioni dell’animale variano secondo i casi, con esemplari che arrivano a 40-50 cm di altezza (adulti) esclusi i tentacoli, che possono superare anche il metro di lunghezza. Questi, potentissimi e sottilissimi, formano una maglia mortale per tutte le piccole creature in balia delle correnti. Al minimo contatto i singoli tentacoli si contraggono istantaneamente dopo aver fulminato la preda, convogliando verso la bocca il malcapitato. In immersione, illuminando con una torcia l’Alicia mirabilis, si può assistere a molte incredibili scene, prima tra tutte la predazione. Segnalata inizialmente nel Golfo di Napoli e nel Golfo di Marsiglia (negli anni 50), è oggi segnalata anche a Gibilterra, oltre ai luoghi già citati, ed è meno nota la sua massiccia presenza sui fondali dello Stretto di Messina; sono occasionali le segnalazioni in altri luoghi. In quanto ad habitat predilige fondali detritici subito profondi con correnti sostenute, ma non disdegna gli ambienti sabbiosi e neanche quelli rocciosi, dove sfrutta le gorgonie per sollevarsi dal fondo. La profondità abituale dove trovare l’Alicia è compresa tra pochi metri fino a 50-60, ma ancora oggi della sua biologia si conosce ben poco. Le osservazioni dirette che ho ripetuto negli anni in natura, nelle acque dello Stretto di Messina, mi hanno consentito di conoscerne per lo meno il comportamento e le abitudini, a cui sopra ho accennato. La cosa più bella che ho potuto osservare è stata comunque la presenza di più esemplari a condividere lo stesso substrato, arrivando a fotografare fino a quattro animali tutti insieme, uno accanto all’altro, situazione unica dovuta esclusivamente all’abbondanza di cibo disponibile. Più di frequente ho incontrato gruppi di un paio o al massimo tre esemplari, non sempre di simili dimensioni.

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