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L’importanza
di un fondo alto di Ronald L. Shimek, Ph. D.
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Prima riproduzione di Astroides calycularis in
Pianura Padana, di
Stefano C.A. Rossi
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di Stefano |
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di Stefano C.A. Rossi
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Gnathophyllum elegans,
di Giovanni Verazza
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Le carette del Mediterraneo, di Francesco Denitto
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Vermi col ciuffo di Francesco Turano |
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Le bavose, pesci con le corna, di Francesco Turano |
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Arriva un nuovo pesce dal Mar Rosso, di Francesco Turano |
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Storia
di un raro cerianto; Arachnanthus oligopodus,
di Francesco Turano |
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Melibe
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Uno squalo con gli
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Visita
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Libano: appunti di Viaggio
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Vermi col ciuffo
di Francesco Turano
Uno dei soggetti ai quali dedicai la mia
attenzione all’inizio della carriera di fotografo subacqueo fu un comune verme:
lo spirografo. Un verme col ciuffo, molto bello. Un ciuffo di setole poste
intorno alla bocca con una funzione ben precisa: afferrare al volo tutto ciò che
può essere setacciato col passare delle masse d’acqua spostate dalle correnti.
Lo spirografo mi colpì subito per la sua eleganza: un delicato pennacchio
spiralato, particolarmente sensibile alle vibrazioni, si ritirava
istantaneamente all’interno di un tubo chitinoso semirigido, al minimo
movimento; ed io ne restavo affascinato. Avendo poi la fortuna di immergermi in
luoghi dove esistono veri e propri “boschi” di spirografi, ho dedicato e dedico
tuttora la mia attenzione a questi anellidi sedentari.
Vorrei pertanto presentarveli, parlando un po’ di loro e delle mie esperienze in
natura.
I vermi col ciuffo sono una classe del phylum anellidi, noti come policheti (in
particolare mi riferisco ai policheti tubicoli). Hanno il corpo metamerico e
sono forniti di ciuffi di setole chitinose dette chete. I tubi dei policheti
tubicoli possono essere mucosi o pergamenacei, incrostati di fango o sabbia, più
o meno rigidi secondo la specie. Le specie che ho avuto modo di conoscere,
studiare e riprendere in Mediterraneo sono essenzialmente otto. Di seguito il
biglietto da visita di ognuna di loro.
Mixicola infundibulum o verme coppa di velluto è un verme che vive sepolto nella
sabbia e il cui tubicino si vede appena sporgere dal fondo. Forse tra tutti è
quello più sensibile alle vibrazioni e che si ritira più facilmente al cospetto
di un sub.
Salmacina incrustans si presenta come ammasso di esili e fregili tubicini
intrecciati in modo disordinato, di colore bianco, aderente a substrati duri
naturali (roccia) o artificiali (relitti). Ad una osservazione attenta e
ravvicinata si nota questo insieme di diversi individui cementati tra loro,
molto comuni in acque poco profonde. La specie è nota anche come Filigrana
implexa. Sono animali ermafroditi e, all’estremità del tubicino, presentano
ognuno il suo ciuffettino di setole, del diametro di circa un millimetro o meno.
Bispira volutacornis vive all’interno di un tubo di consistenza simile a quello
dello spirografo, composto da una mucosa che solidifica a contatto con l’acqua
inglobando particelle di sedimento; il tubo ha un maggior diametro rispetto allo
spirografo e quindi è abbastanza più tozzo. Il suo ciuffo (lobi branchiali) è
formato da due metà identiche, con spire variabili da una a quattro e con una
colorazione striata su fondo arancio e giallo talmente bella da essere
assimilata alla livrea di un pavone (da qui il nome volgare di verme pavone). La
sua altezza può raggiungere i 25 cm e i suoi luoghi preferiti sono gli spazi tra
la pietre e i massi, il sedimento sabbioso o fangoso, sempre in prossimità di
pietre o detrito, dove comunque riesce a insediarsi in modo relativamente
protetto. Sensibilissimo a ogni minima vibrazione, si chiude rapidamente in una
frazione di secondo. Solo durante la notte è possibile osservarlo a distanza
ravvicinata senza che il ciuffo di setole si ritiri all’istante.
Sabella penicillus ha il corpo costituito da numerosi segmenti arrotondati
dorsalmente e appiattiti sul lato ventrale. Il tubo è piuttosto molle e
incrostato di fango, ma mantiene comunque una posizione eretta. La corona
branchiale è formata da due lobi a semicerchio non avvolti a spirale, composti
da filamenti piumati uniti tra loro da una membrana nella porzione basale. Molte
le varianti di colore che il ciuffo può assumere: dal rossastro al bianco
striato con bande scure o macchie, dal vinaccio al bianco candido, con esemplari
il cui ciuffo è di due colori, uno per ogni lobo. Vive su fondali sabbiosi,
fangosi o detritici, ma lo si trova anche nelle praterie di posidonia.
Preferisce profondità comprese tra 10/20 e 50 metri, dove si trova infisso nel
sedimento per oltre la metà della lunghezza del suo corpo. Anche in questo caso
il ciuffo branchiale è molto sensibile e rapidamente retrattile al minimo
accenno di vibrazioni.
Serpula vermicularis vive all’interno di un tubicino calacareo ed è abituato a
soggiornare poco sotto la superficie e fino a quasi 2000 metri di profondità.
Aderisce a substrati duri di varia natura con quasi l’intera superficie del tubo
stesso, sollevata soltanto nella sua porzione terminale. Il ciuffo branchiale è
bilobato e i singoli filamenti piumati sono uniti alla base da una sottile
membrana. Tra i due lobi del ciuffo è presente una struttura a forma di tronco
di cono rovesciato: si tratta di un opercolo che serve a chiudere il tubo quando
l’animale vi si rinchiude. Il colore del tubicino può variare dal rosa al
bianco, attraverso diverse gradazioni di giallo, mentre il ciuffo branchiale è
solitamente rosso o violetto, con striature chiare rosa e bianche, ma può anche
essere arancio carico o violetto. La lunghezza del tubo calcareo può raggiungere
i 5/7 cm mentre il diametro del ciuffo non supera i due-tre centimetri.
Protula intestinum ha il tubo calacareo talmente allungato e contorto da
somigliare ad una porzione di intestino e presenta una sezione cilindrica con
diametro variabile tra gli otto e i dodici millimetri. Il colore del tubo è
sempre bianco candido e la lunghezza può superare i 10/12 cm, risultando, in tal
modo, il più grande tra i policheti mediterranei con tubo calcareo rigido. La
caratteristica che lo contraddistingue è lo splendido ciuffo color rosso-arancio
molto vivo, ciuffo che raggiunge i sette/otto centimetri di diametro.
Abitualmente vive isolato aderendo a substrati duri da pochi metri fino ad oltre
cento di profondità. Frequenta preferibilmente i fondali detritici, dove
aderisce a qualche piccolo sasso, ma non disdegna la roccia ne le poche
superficie dure presenti sui fondali sabbiosi o melmosi, rappresentate da
qualche relitto o qualche pietra sparsa. Simile alla precedente in tutte le sue
caratteristiche ad eccezione del colore del ciuffo è Protula tubularia, il cui
pennacchio si presenta bianco candido, con solo qualche sfumatura e striatura
arancio o rosa.
Sabella spallanzani ha invece un tubo molto allungato, cilindrico, eretto e di
consistenza quasi gommosa, incrostato di fine sedimento e sovente coperto da
alghe epifite. Il pennacchio branchiale, che può descrivere fino a sei spire, ha
un colorito molto variabile, con fondo arancio o giallo, e striature brune o
viola. Il tubo può arrivare a 30-40 cm di altezza e il diametro del ciuffo può
superare i 20 cm. Lo spirografo è il più noto, il più comune e anche il più
grande tra tutti i vermi e vive in ogni tipo di ambiente, colonizzando rocce,
sabbia, relitti, e qualsiasi altro tipo di substrato, anche in acque portuali.
In natura ho avuto modo di osservare gli spirografi in gruppi spesso numerosi, a
formare veri e propri “bouquet di fiori” quando, tutti insieme
appassionatamente, sfoggiano i loro coloratissimi ciuffi…
Ma non è raro vedere anche spirografi solitari, grandi e maestosi. Gli esemplari
più belli li ho sempre trovati sui relitti, su ogni tipologia di relitto, specie
reti abbandonate aggrovigliate e cime di vario tipo. Sui fondali detritici e
sabbiosi gli spirografi sembrano spuntare dal fondo, come fiori in un campo. I
tubi vengono a volte colonizzati da molti altri invertebrati, tra i quali mi
colpiscono le colonie di idrozoi (sui quali a loro volta si trovano splendidi
nudibranchi) o i gruppi di crinoidi che utilizzano i tubi come substrato. Ma la
cosa più bella che mi capitava fino a qualche tempo addietro e che ora si
verifica sempre più raramente è lo spettacolo offerto dai cavallucci marini che,
con le loro code prensili, si avvinghiano ai tubi degli spirografi.
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