Il genere Maja
Lamarck, 1814 appartiene alla famiglia dei Majidae, un gruppo che comprende
numerose specie marine di granchi (brachiuri), caratterizzati dall’avere il
carapace stretto anteriormente ed a forma triangolare. Il genere in questione si
distingue dagli altri Majidae per avere il primo e secondo segmento delle
seconde antenne grandi e a forma rettangolare, inoltre è caratterizzato
dall’avere le spine vicine alle orbite oculari ben sviluppate (Tav. 1-b, f) (Zariquiey,
1969). Tutte le specie presentano un dimorfismo sessuale spiccato. Le femmine
hanno un carapace più largo e i chelipedi meno sviluppati dando loro una
morfologia complessiva più robusta rispetto alla fisionomia longilinea dei
maschi (Tav. 1-b); questo è un polimorfismo tipico dei granchi appartenenti
alla medesima famiglia.
In Italia, questi granchi sono noti come “granseole”,
“grancevole” o “granceole”, ma i nomi volgari sono numerosi e variano da
regione a regione, tra quelli più comuni ricordo: granchio “margherita” e
granchio “ragno”; quest’ultimo sicuramente deriva dal termine “spider
crab” con la quale vengono denominati dagli inglesi.
Sono state descritte quattro specie di Maja,
tre delle quali sono citate per l’Italia nella checklist delle specie della
fauna italiana (Froglia, 1993) e malgrado non siano di difficile
identificazione, possono essere confuse dai neofiti della carcinologia con
alcune specie simili. Si tratta soprattutto di esemplari giovani di granchi che
presentano il carapace simile alle “granseole”, nella forma e nel colore,
come il genere Herbstia H. Milne Edwards, 1834 (Tav. 2-d), ma anche i granchi
decoratori (genere Pisa Leach, 1814,
Tav. 2-a) possono essere scambiati con giovani Maja, in particolare quando interamente ricoperte di frammenti
vegetali o organismi epizoiti. Infine, un granchio di grandi dimensioni,
occasionale ad alte profondità su fondali fangosi e che viene chiamato
“granseola di fondale”, potrebbe essere confuso con le granseole
propriamente dette, ma solamente il termine con la quale viene volgarmente
chiamato è fuorviante perché la morfologia è estremamente diversa. La
“granseola di fondale”, Paramola
cuvieri (Risso, 1816), appartiene alla famiglia Homolidae De Haan, 1839 che
si distingue per i caratteri morfologici molto peculiari come quello di avere
l’ultimo paio di arti locomotori (pereiopodi) ridotti e utilizzati per
trasportare oggetti sul dorso (Tav. 2-f).
Maja
squinado (Herbst, 1788)
Carapace ovale e convesso con la superficie dorsale interamente coperta
da spine non molto lunghe e setole brevi a forma di uncino. Le regioni antero
laterali sono caratterizzate da quattro spine robuste e sporgenti, ognuna delle
quali è intervallata da una spina leggermente più breve. Il rostro è
costituito da due robuste spine distaccate (Tav. 1-f). La regione del carapace
che si trova sopra gli occhi è costituita da tre spine; quella sopraorbitaria
è la più sottile seguita da una spina intercalare più corta e una spina
grande nel sito post–orbitale (delle stesse dimensioni delle spine della
regione antero laterali). I bordi postero-laterali del carapace sono lisci. Gli
arti locomotori, coperte da setole uncinate come sul carapace, sono robusti e
cilindrici con le articolazioni evidenziati da rigonfiamenti. I dattili sono
robusti, di colore scuro e leggermente ricurvi. Il mero e il carpo delle chele
hanno piccole spine mentre il propodio e il dattilo ne sono prive. Gli occhi
sono posti su peduncoli sviluppati; le antenne superano in lunghezza le spine
rostrali. Il colore della M. squinado è variabile da individuo a individuo ma solitamente è
rosso o marroncino. Le dimensioni dei maschi possono raggiungere i 220 mm di
larghezza (carapace) e circa 160 mm nelle femmine. E’ la specie più grande
della famiglia ed al secondo posto per dimensioni dopo la granseola di fondale (P.
cuvieri) per quanto riguarda le specie descritte fino ad oggi nel Mar
Mediterraneo. E’ presente in quasi tutto il Bacino Mediterraneo e non sembra
essere legato ad habitat specifici; è stato trovato sia su fondali molli di
varia natura che su fondali duri. La profondità varia da 05 ai 40 metri ma un
ritrovamento a 170 metri evidenzia la grande adattabilità di questa specie
(Pastore, 1972; Udekem d’Acoz, 1999). Una specie estremamente simile ma dalla
distribuzione geografica Atlantica orientale, dall’Irlanda alle Isole Canarie,
è Maja brachydactyla Balss,
1922 (Tav. 1-e). Le dimensioni sono maggiori ed il carapace di individui adulti
raggiunge i 300 mm di larghezza. Specie dalla ecologia simile alla M.
squinado.
La biologia è abbastanza nota. E’ onnivoro e sui fondali
rocciosi o sabbiosi si sposta lentamente; in caso di pericolo preferisce
rimanere immobile che darsi alla fuga. Ricopre il proprio corpo (soprattutto
esemplari giovani) con detriti vari ma difficilmente con organismi vivi come
epizoiti. Questi granchi compiono delle migrazioni verticali, in primavera
risalgono verso profondità minori per poi tornare nei mesi autunnali a
profondità che possono oscillare dai 70 ai 100 metri. Per la riproduzione, che
ha luogo durante i periodi di permanenza nelle acque meno profonde, i granchi si
raggruppano in massa. I maschi adulti aspettano le femmine in “pubertà” che
prima vanno incontro alla muta e divenendo mature vengono fecondate quando
ancora l’esoscheletro non si è indurito. I maschi non solo aspettano la muta
delle femmine premature ma le difendono anche durante il difficile processo di
muta da eventuali predatori. Le successive fecondazioni non avvengono subito
dopo una muta e senza particolari aggregazioni. La margherita (in vernacolo
Toscano) è ricercata come prelibatezza e di frequente presente sui banchi dei
pescivendoli; si tratta (prevalentemente femmine) di M. brachydactyla, esemplari che vengono importati
dalla coste settentrionali della Francia. La specie nostrana viene pescata dai
nostri pescatori ma non in grandi quantità e vanno, il più delle volte, a
soddisfare il fabbisogno familiare. La granseola è considerata specie
minacciata e quindi protetta (Annesso II da ASPIM; Convenzione Berna Ap. 2).
Maja
crispata Risso, 1827
E’ la specie più piccola del genere Maja;
in alcuni testi viene ancora chiamato con il sinonimo M. verrucosa H. Milne Edwards, 1834. Il carapace può al massimo
raggiungere i 90 mm di larghezza; il corpo è più compresso dorso-ventralmente
rispetto alla M. squinado e sono
presenti dorsalmente due macchie più scure e lisce simili a due grandi
“occhi” (Tav. 1-a, b). Questa specie usa molto ricoprire il proprio corpo,
carapace e arti, con oggetti di varia natura ma soprattutto con fibre vegetali,
come frammenti di alghe (Tav. 2-b, e) o piante. Gli arti sono verdi scuro con
macchie arancioni, come anche le dita dei chelipedi che spesso mostrano delle
sfumature bluastre. Specie tipicamente mediterranea ma è stata ritrovata anche
a Capo Verde nell’Atlantico. Vive su tutti tipi di fondali e spesso sulle
praterie di Posidonia oceanica (L.) Delile e Cymodocea
nodosa (Ucria) Ascherson; inoltre è spesso presente nei porti o canali di
origine antropica. E’ stato visto che questo granchio cerca spesso riparo
sotto gli anemoni (Grippa, 1991, 1993) e vive quindi in stretto contatto con Inachus
phalangium (Fabricius, 1775), un altro Majidae che ha questa abitudine
difensiva. Si tratta di una associazione interspecifica definita come
inquilinismo. La M. crispata è comune lungo le nostre coste anche nella zona
mediolitorale; se viene catturata si racchiude piegando gli arti contro il
carapace. Questo granchio,
malgrado le ridotte dimensioni, viene anche commercializzata come “piccole
granseole” o “granseola minore” e usate nell’arte culinaria. In Toscana
vengono utilizzate per insaporire le zuppe di pesce.
Maja
goltziana d'Oliveira, 1888
La terza specie presente nelle nostre acque è la M.
goltziana (Oliveira, 1888), è decisamente poco comune e quindi la meno
conosciuta, vive a profondità maggiori, delle specie congeneriche, e variabili
da circa 30 metri sino a 264 metri di profondità (Udekem d’Acoz, 1999). La
esatta distribuzione di questa specie è tuttora poco precisa ma è stata
ritrovata nell’Atlantico orientale, dal Portogallo al Golfo di Guinea; nel
Mediterraneo sono stati fatti ritrovamenti sporadici dalle coste greche sino
alle Isole Baleari ed il primo ritrovamento nello Ionio risale al 1983 (Pastore,
1983), mentre nel Tirreno centrale risale soltanto al 2001 (Vignoli et
al., in stampa). La M. goltziana
è facilmente riconoscibile e la si distingue dalle specie precedentemente
descritte per il carapace molto depresso, rostro lungo e spine acuminate sugli
arti locomotori e sul dorso del carapace (Tav. 1-c, d; Tav. 2-c). Esemplari
adulti possono arrivare a misurare i 150 mm di larghezza di carapace e il colore
è variabile dal rosso pallido (Tav. 2-c) all’arancione acceso.
Bibliografia
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VIGNOLI V., CARUSO T. & FALCIAI L.,
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(in stampa).
ZARIQUIEY ALVAREZ, R., 1969. Crustáceos
Decápodas Ibéricos (Inv. Pesq., Barcelona), 32: 1-510.
Didascalie
Tavole:
Tavola 1. a) Femmina adulta di M. crispata, scala: 65 mm; b) esemplare maschio di M.
crispata, i chelipedi sono sviluppati, carattere tipico dei maschi; 1: parte
basale dell’antenna robusta; 2: spina sopraorbitaria; 3: occhio, scala: 65 mm;
c) femmina adulta di M. goltziana, da
notare il rostro e le spine posteriori molto sviluppati, scala: 50 mm; d)
particolare di M. goltziana, sono
evidenti le spine sugli arti locomotori e il carapace schiacciato, scala: 25 mm;
e) femmina di M. brachydactyla, le
zampe sono robuste e le spine del carapace sono più brevi, scala: 60 mm; f)
particolare di M. squinado, da notare
il rostro breve ed il carapace convesso, scala: 25 mm. Fotografie di V. Vignoli.
Tavola 2. a) Esemplare maschio adulto di Pisa
tetraodon (Pennant, 1777), scala: 20 mm; b) individuo giovane di M.
crispata, scala: 20 mm. Quando le
granseole sono ricoperte da oggetti di varia natura, possono mimetizzarsi
perfettamente tra il fondale marino ed essere confuse con specie simili (a-b
esemplari vivi fotografati in laboratorio). c) Un esemplare femmina di M. goltziana con delle spugne sugli arti locomotori, scala: 60 mm;
d) sub adulto di Herbstia condyliata; specie
che non ricopre il proprio corpo per mimetizzarsi, predilige ambienti sciafili e
ha abitudini notturne, scala: 25 mm; e) M.
crispata ricoperta di alghe (in acquario), scala: 35 mm. Fotografie di V.
Vignoli.