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Un ospite esotico: Strombus persicus

di Stefano C.A. Rossi

Profilo personale di Stefano C.A. Rossi

 

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Foto 1

In occasione di uno scambio di mail, saputo di un mio soggiorno di lavoro in Libano il prof. Helmut Zibrowius dell’Università di Marsiglia mi ha consigliato di prestare attenzione ad un interessantissimo ospite esotico del Mediterraneo, lo Strombus persicus. Questo mollusco, si è introdotto in Mediterraneo a partire dal tratto di costa compreso tra Siria e Turchia, probabilmente trasportato da navi provenienti dall’Oceano Indiano: questa specie infatti non si spinge fin entro il Mar Rosso. Da qui si è espanso alle coste turche e verso occidente in Egeo, e verso Israele in direzione meridionale.

 

La conchiglia è biconica, di colore abbastanza variabile dal bruno marmorizzato al bianco avorio, e il mollusco è dotato di un opercolo allungato a forma di goccia ricurva, con un margine seghettato. E’ dotato di due occhi su antenne solo parzialmente retrattili e di una lunga proboscide su cui è posizionata la bocca, munita di radula. E’ una specie ancora non molto bene studiata e poco si sa, ad esempio, sulla sua alimentazione.

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Sui fondali libanesi questa specie è ormai comunissima, forse la più diffusa, e in alcuni punti ho contato decine di molluschi per metro quadrato. In mare ho potuto osservare alcuni comportamenti curiosi: il mollusco, se ribaltato, estroflette la coda e, usando l’opercolo come puntello, si rigira con uno scatto. Anche nel movimento ad una normale reptazione strisciante come tutti i gasteropodi può associare, se si sente minacciato, rapidissimi balzi in avanti, di parecchi centimetri.  Questa tecnica dello “scatto in avanti” è probabile sia all’origine della grande diffusione di questo mollusco, in quanto lo rende non predabile dai comuni cacciatori di molluschi del mediterraneocome i Muricidi (Murex, Trunculariopsis ecc.) e le stelle marine.

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Inutile dire che mi sono portato in Italia alcuni di questi simpatici animaletti, ben chiusi in un thermos come bagaglio a mano, scatenando alternativamente sospetto, ilarità ed incredulità ai numerosi checkpoint aeroportuali da Beirut a Malpensa. Direi che gli animali hanno superato indenni le dosi di raggi x somministrate, credo grazie ai gusci calcarei abbastanza spessi. Ma di questi tempi anche il thermos è guardabile con sospetto su un aereo in partenza da Beirut!

Rientrato a Milano ho posteggiato i molluschi in una vasca nuda con filtro biologico esposta alla luce di una finestra per 15 giorni (le mie ferie). Una prima osservazione interessante è che il velo di alghe sul vetro è stato costantemente brucato dai molluschi.

A questo punto ho riattivato il minimed da 40 litri, dedicandolo a “mediterraneo caldo” con ospiti e materiale proveniente da bassofondi calcarei della Sicilia meridionale, ambiente compatibile sotto il profilo meteoclimatico con la costa libanese. Ho inserito un fondo di sabbia calcarea, alcune alghe calcaree morte per l’eccessivo riscaldamento dell’estate 2003, Corallina elongata, Caulerpa taxifolia  e  Sargassum sp.  (alghe molto comuni in Libano). Inoltre ho aggiunto tre    Gnathophyllum elegans e due Palaemon. La vasca è termoregolata tramite un Micro; illuminazione Sylvania a 6500°K.

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Foto 7

La preoccupazione principale è stata quella di individuare il cibo più adatto per gli Strombus. Pensando fossero detritivori o necrofagi ho inizialmente provato a proporgli pezzetti di gambero senza alcun risultato; ho provato in seguito con pastiglie alla spirulina per  loricaridi d’acqua dolce, che sono state “brucate” perlopiù casualmente e senza entusiasmo. Ho somministrato poi fette di zucchina appena sbollentata, e gli Strombus ne hanno lasciato solo la buccia. Altre verdure più coriacee come l’insalata sono state snobbate. Devono però capitarci sopra, non ne vengono attirati.

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Ho inserito anche cespi di alghe rosse prelevate sotto riva, che sono stati minuziosamente “ripuliti” come la coriacea Sargassum. Ho potuto osservare anche una certa attività della proboscide al disotto della ghiaia, quando i molluschi si infossano. La proboscide, estremamente estensibile ed orientabile in tutte le direzioni, viene usata anche per “frugare” in profondità tra i rami delle alghe calcaree.

 L’impressione generale è che si limitino a brucare il film algale che cresce sugli oggetti, e probabilmente anche il film batterico o misto che ricopre i granuli o le parti del fondale non esposte alla luce. La radula sembra non intaccare le alghe calcaree su cui passa. La dieta è probabilmente vegetariana non stretta, ma sicuramente non detritivora o carnivora.

In acquario è stato possibile effettuare altre osservazioni interessanti sul comportamento dello S. persicus. Innanzitutto è un mollusco ad attività diurna, la notte tende ad infossarsi nel sedimento del fondale. Lo stesso atteggiamento lo assume all’abbassarsi della temperatura. Al disotto dei 23°C comincia a ridurre l’attività e al disotto dei 22°C tende a stazionare costantemente sepolto nella sabbia. Gli occhi non sono estremamente mobili, ma sono retrattili, ed il mollusco dimostra reattività sia alle variazioni di luce sia ai movimenti che avvengono all’esterno della vasca.

Nel complesso un ospite originale ed interessante.

 * Si ringrazia il dr. Helmut Zibrowius (Centre d'Océanologie de Marseille - Station Marine d'Endoume) per i preziosi consigli e la rilettura del testo.

 

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