Il periodo riproduttivo degli animali marini, per le varie specie, non cade nello stesso periodo dell’anno, ma per alcune nell’inverno e nella primavera e per altre nell’estate, per
altre ancora nell’autunno ed in certi casi dura per tutto l’anno. Senza alcun dubbio il calore, specialmente per gli animali terrestri, stimola non poco l’attività riproduttiva ed influisce certamente ad accelerarla. Nel
caso di animali marini, la temperatura pure avendo una importante influenza su tale fenomeno, non ha forse tutto il valore che si supponeva. Tali condizioni non influiscono solamente sul periodo di riproduzione, ma anche sulla
forma dell’uovo su quella della larva che ne sguscia e fanno sì che lo sviluppo sia rapido o lento, diretto o con metamorfosi complicata. Molti casi di pecilogonia (fenomeno per cui individui della stessa specie presentano
diversità di sviluppo in seguito alla diversa quantità di nutrimento fornita dall'uovo) e di partenogenesi (modo di riproduzione di alcune piante e animali inferiori in cui lo sviluppo dell'uovo avviene senza che questo sia
stato fecondato), per esempio, sono senza dubbio effetto dell’adattamento alle varie condizioni di vita. L’ambiente delle acque dolci spesso diventa discontinuo e come conseguenza presenta condizioni di vita precaria,
qual’e’ per esempio, la congelazione nell’inverno ed il prosciugamento nell’estate. A tali condizioni naturalmente gli organismi che vivono in tali tipi di acque si sono dovuti adattati in vari modi: alcuni per esempio,
hanno acquistato la facoltà di produrre germi molto resisitenti e duraturi, i quali si sviluppano solo quando le condizioni di esistenza ritornano normali e favorevoli; altri invece quella di riprodursi rapidamente durante il
breve periodo favorevole, per mezzo della partenogenesi, con uova a rapido sviluppo. Nel mare le condizioni sono ben diverse, inoltre, la straordinaria varietà delle forme che pullulano nel mare, ha reso le condizioni biologiche
che vi si svolgono in relazione con quelle fisico-chimiche, così complesse, da richiedere studi molto accuarti. I principali fattori che hanno maggiormente influito a determinare il periodo di riproduzione, sono:
· Movimento
delle onde
· Condizioni
transitoriamente sfavorevoli dei porti
· Estesa
distribuzione orizzontale e verticale
· Parassitismo
e alimentazione
· Speciale
protezione della prole
Movimento delle onde
Il leggero movimento del mare ha un’influenza benefica sugli organismi che vivono nelle località esposte all’azione delle onde. Tale benefica influenza è dovuta al rinnovamento
continuo dell’acqua, poiché le piccole onde che si formano, sbattendo contro la costa e frangendosi, producono un’aereazione favorevolissima all’esistenza degli organismi che vivono in questa zona, i quali inoltre, per il
facile rinnovamento dell’acqua, usufruiscono come alimento di una quantità di sostanze organiche mantenute sospese nell’acqua. L’alternarsi della direzione del vento, ha determinato varie speciali condizioni di esistenza
degli animali marini, tanto nello stadio adulto che durante lo sviluppo. Queste speciali condizioni di esistenza vengono disturbate non appena si scatenano le burrasche autunnali e l’azione, in senso verticale, delle onde che ne
consegue, secondo gli esperimenti di Webers, si propaga ad una profondità di almeno 350 volte la loro altezza. La pressione massima prodotta alle onde, misurata da Stevenson sulle coste d’Irlanda, fu trovata di Kg 3,4 per cm.2.
Si è anche constatato che lo spruzzo vivo di un’onda può raggiungere l’altezza di circa 100 metri. L’urto delle onde contro la costa rende impossibile la vita a tutti gli organismi delicati o sprovvisti di speciali mezzi
di adattamento e da ció ne consegue che la flora e fauna della zona esposta all’azione delle onde é caratterizzata dal predominio di tipi sedentari. Se diamo uno sguardo alla distribuzione delle alghe, vedremo che nelle
suddette località vivono esclusivamente specie molto resistenti e munite di rizomi sviluppatissimi. Secondo Berthold i principali fattori che determinano la distribuzione delle alghe nelle varie zone del mare, sono il movimento
delle onde e la luce. Conviene ricordare che le località dove la costa è molto esposta e formata da rocce dure e levigate, principalmente durante l’inverno e la primavera, essa rimane quasi spopolata, perché le forme iniziale
dei vari organismi non vi trovano presa. In conseguenza al vivere in questi ambienti é degna di nota la variabilità di forma e di dimensione di certi organismi che vivono indifferentemente in acque calme ed in acque molto mosse
dalle onde. Un’esempio é l’idroide Campanularia integra e la C. Calyculata, specie descritte come distinte per via dello spessore delle pareti e dei rispettivi
calici, molto sottili nella prima e notevolmente spessi nella seconda. In seguito agli studi del Levinsen, avendo trovato gli stadi di passaggio fra le due forme, risultano invece appartenere alla medesima specie. Il Birula ha poi
dimostrato che la forma tipica (C. integra) a calice sottile, abita in acque relativamente profonde e poco agitate, e che i calici spessi della C. calyculata rappresentano il risultato di un adattamento che permette
alla colonia di resistere al movimento delle acque superficiali, dove essa vive fissata sulle alghe. Come ulteriore esempio, si è osservato nelle colonie di Obelia geniculata, raccolte nel medesimo periodo, che quelle
viventi sulla zona esposta all’azione delle onde hanno cormi (corpo vegetativo delle piante superiori, distinto in fusto, radice e foglie) dell’altezza di 5-10 mm e perisarco molto spesso, onde presentare minor superficie e
maggiore resistenza alla suddetta azione. Quelle viventi invece, nel porto mercantile dove l’acqua è calma, formano cormi alti fino a 30 mm e perisarco molto sottile. P.Hallez, inoltre, avendo lasciato per un certo tempo in
acquario una colonia di Bougainvillia ramosa, pescata in acque piuttosto profonde, osservò che essa si era accresciuta per mezzo di gemmazioni ed aveva assunto i caratteri della B. fructicosa rappresenta la facies
delle acque agitate, mentre la B. ramosa rappresenta quella delle acque calme, e che esse appartengono alla medesima specie. In genere, quando alcune forme animali vivono indifferentemente nelle acque calme ed in quelle
esposte all’azione delle onde, in queste ultime località le loro dimensioni sono sempre più piccole (Abel nel 1959 fece dei diagrammi in cui raffigurava le diverse forme che poteva assumere la Cladocora caespitosa nel
Mediterraneo). L’ambiente in cui un organismo vive, otre ad influenzare la morfologia dello stesso, impatta anche sul periodo di riproduzioni ed il susseguente sviluppo larvale o delle uova. Infatti, di solito, la gran parte
degli animali raccolti dal mare durante il loro periodo di riproduzione, se messi a vivere in vasche, dopo un tempo relativamente breve, incominciano a deporre le uova o le larve. Spesso una domanda ricorrente è il chiedersi su
quale causa induca gli animali ad accelerare l’emissione delle uova quando ancora essi si trovano sotto l’influenza dello choc dovuto al grande cambiamento di ambiente, specialmente alla differenza di luce, movimento,
pressione etc. Per molto tempo si è creduto che ciò avvenisse perché i suddetti animali trovandosi al di fuori di quasi tutte le condizioni biologiche normali e nell’imminenza del pericolo di morte, fossero spinti a questo
“estremo” atto, probabilmente dall’istinto di conservazione della specie; successivamente, in seguito a varie osservazioni, si scartò questa ipotesi. Gli animali marini, trovando nelle vasche in cui vengono messe ad una
condizione di calma perfetta, mancando del tutto in esse il movimento delle onde, delle correnti e della marea, ne ricevono uno stimolo a procrearsi. Ad avvalorare questa ipotesi sta il fatto che la grande parte degli animali
scelgono di preferenza le ore notturne, contraddistinte dalla massima calma relativa, per deporre i loro prodotti sessuali, sicchè la mattina dopo si trovano in via di segmentazione o poco più avanti. Si è osservato infatti,
che le forme a riproduzione invernale, durante le forti burrasche non depongono i loro prodotti sessuali e quest’azione inibitrice che si suppone dovuta all’azione dell’acqua, si è poi rilevata vantaggiosa per la specie,
perché senza dubbio le uova sarebbero andate perse ed infrante dalla violenza dei marosi. Su 51 forme tipiche della zona battuta dalle onde delle quali si è potuto stabilire in parte o completamente il periodo riproduttivo, in
non meno di 35 di queste cade nei mesi estivi. E’ bene notare che, sebbene, dette specie vivono in zone esposta, in piccola parte sono disseminate pure in località riparate o in acque più profonde. Le seguenti 5 specie, Asterina
gibbosa – Murex erinaceus – Blennius sp. – Cristiceps argentatus – Gobius paganellus, fissano le loro uova tenacemente agli scogli o sotto le pietre, proteggendole con capsule più o meno
resistenti e si riproducono durante l’inverno e la primavera, cioè quando il mare è più agitato. La deposizione delle uova dell’Asterina glacialis, durante l’inverno e la primavera, si può spiegare col fatto che
essa avendo un ciclo larvare molto complesso, che in parte si sviluppa nella zona superficiale ed in parte in acque più profonde, rientra nella categoria di molte altre forme, che pur vivendo sul littorale ed avendo larve
pelagiche, si sviluppano nella cattiva stagione. Questo comportamento forse é condizionato dall’esistenza in tali periodi di correnti marine che facilitano il trasporto delle larve al largo. Parecchi animali, che durante la
bella stagione vivono sulla costa e sono esposti alle onde, non appena incominciano le burrasche autunnali, spariscono o perché muoiono o perché migrano in acque più profonde, ove l’azione delle onde è alquanto mitigata. Per
lo più queste specie hanno corpo molle e non possono aderire ai corpi sommersi tanto tenacemente da resistere ai colpi di mare di una certa intensità. L’Aplysia depilans, mentre in estate vive esclusivamente in acque
basse presso la costa, dove fra gli scogli é coperta di alghe (suo cibo preferito) d’inverno invece si trova solo in acque più profonde, specialmente nella zona detritica dove, guarda caso, si accumulano molte alghe strappate
alla costa dai marosi. La migrazione è quindi necessaria per l’esistenza altrimenti le uova andrebbero distrutte contro gli scogli dal movimento delle onde. Per altre forme, che pure spariscono dalle località esposte, varie
ricerche eseguite allo scopo di stabilire le località dov’esse eventualmente si riparano durante l’inverno, sono riuscite infruttuose. E’ probabile che esse in gran parte muoiono durante la cattiva stagione e che le larve
sgusciate dalle uova deposte, dopo un pó tempo di vita pelagica, come si conosce per la Yungia sp. danno origine a forme giovani, le quali restano in acque più profonde fino alla bella stagione poi migrano verso
gli scogli superficiali. Questa supposizione è avvalorata dal fatto, che non di rado, durante l’inverno e la primavera, sui fondi detritici e più raramente su quelli a coralline, si pescano giovanissimi Yungia auriantaca,
Pseudoceros velutinus, Pleurobranchus plumula, senza che mai s’incontrino le forme adulte, le quali come scritto sopra, si trovano costantemente in estate sotto gli scogli superficiali (1-3 metri). La maggior parte
dei Teleostei littorali si riproducono durante il periodo più calmo dell’anno (sul finire della primavera e durante l’estate) e come ci ha fatto conoscere il Raffaele, per lo più durante le ore notturne, che sono appunto in
tali stagioni quelle di calma maggiore. Le uova invece, della maggior parte dei Teleostei costieri, che si riproduconno durante l’inverno ed il principio della primavera, sono protette contro il forte movimento delle onde da
capsule molto spesse, che aderiscono tenacemente agli scogli e sotto le pietre. Inoltre, per difenderle contro gli altri animali, che abitano la medesima zona, questi pesci hanno l'abitudine di starsene a guardia delle loro uova.
Tale compito è assunto quasi sempre dai maschi, i quali dimostrano una costanza ed un accanimento senza pari nel difendere la loro prole. Il plancton raccolto durante i periodi di mare agitato contiene relativamente pochissime
uova e larve, mentre ne è più o meno ricco se raccolto nei periodi di calma prolungata. Durante i mesi più calmi dell’anno la Charybdaea marsupialis si raccoglie in gran numero sulle spiagge arenose esclusivamente allo
scopo di riprodursi. Alle prime burrasche autunnali le meduse abbandonano queste località sommergendosi in acque più profonde dove l’azione delle onde è mitigata e quindi non pericolosa. Un mezzo di protezione molto efficace
contro gli eventuali pericoli del movimento delle onde, consiste nel ridursi degli organismi in uno stato di vita latente soprattutto gli animali coloniani che si fissano in località esposte ai marosi. Questo stato di vita
latente corrisponde a speciali modificazione degli organismi, grazie alle quali essi possono resistere più o meno lungamente a condizioni transitorie sfavorevoli, dovute a fattori fisico-chimici. Non appena il mare comincia ad
agitarsi e sopravvengono le burrasche autunnali, avvizziscono i polipi, in modo che verso Dicembre di queste splendide colonie non restano che i rami principali, apparentemente morti che man mano, durante la cattiva stagione,
vengono completamente ricoperti da alghe, diatomee, briozoi e spugne. Questi rami, formati dal perisarco o dal cenosarco, restano così allo stato di vita latente, sfidando qualunque tempesta; finchè verso Maggio, risvegliandosi
a nuova vita, per processi di gemmazione generano nuove ramificazioni con nuovi polipi ed in poco tempo ritornano a formarsi fiorenti colonie. Tanto gli idroidi, quanto lo Zoobothryon sp., se non si riducessero allo stato
di vita latente, assumendo proporzioni minime, non potrebbero resistere ai poderosi frangenti e senza nessun dubbio sarebbero tutti distrutti. Nei mari antartici la maggior parte degli animali che abitano queste regioni proteggono
la propria prole in vario modo, specialmente allevando i piccoli in camere incubatrici a tal scopo sviluppate in varie parti del corpo. Ad esempio nelle isole Kerguelen la maggior parte degli Echinodermi a differenza delle forme
affini delle regioni temperate, sono vivipari ed i piccoli vivono sul corpo della madre nascosti in speciali solchi o ricettacoli. Nel suo lavoro di distribuzione geografica degli Echinodermi vivipari, il Ludwing scrive che su 47
specie finora conosciute non meno di 29 sono proprie di alcune coste dell’Oceano antartico. Qui i generi che in mari relativamente calmi si riproducono per mezzo di larve pelagiche, proteggono la prole nel suddetto modo. E’
molto interessante il modo di comportarsi di un echino regolare, il Goniocidaris sp., che secondo il Wyville Thomson sarebbe molto affine al Dorocidaris sp. mediterraneo. Ora, mentre quest’ultimo si sviluppa
per mezzo di larve pelagiche, il Goniocidaris trattiene i piccoli con i suoi aculei, che dispone in modo speciale finchè essi siano divenuti capaci di fissarsi tenacemente con i propri mezzi alle rocce littorali. Sembra
che tali condizioni siano piuttoste generali, perché il Wyville Thomson dichiara pure con sorpresa, di aver trovato nella zona temperata sempre molte larve pelagiche che mancavano del tutto nei mari del Sud. Peccato che non si
sappia nulla di preciso sul periodo della riproduzione sessuale delle forme che vivono in questi luoghi, si ritiene molto probabile che essi si riproducono in tutte le stagioni dell’anno, aprofittando dei possibili periodi calma
relativa.
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Condizioni transitoriamente sfavorevoli dei porti
Le condizioni chimico-biologiche dei porti variano molto secondo il modo con cui esse comunicano col mare libero. Dal fondo di questi bacini, dove abbondano sostanze organiche che
facilmente vanno in putrefazione, si sviluppa una grande quantitá di idrogeno solforato che rende l’acqua poco favorevole all’esistenza di animali e vegetali. I forti calori estivi possono elevare la temperatura dell’acqua
del mare sino a 30°, producendo uno squilibrio considerevole nella composizione dell’acqua, rendendola spesso quasi tossica. Per fortuna la grande quantità di Diatomee che si sviluppano, principalmente negli strati
superificiali, attenua i danni dovuti a questa decomposizione. Le acque del porto sono popolati solo da organismi che oltre a possedere speciali caratteristiche di resistenza, offrono
adattamenti tali da poter sopravvivere a gravi alterazioni chimico-biologiche dell’elemento in cui vivono, specialmente col ridursi allo stato di vita latente oppure adattandosi a respirare quantità di ossigeno minimo o quasi
nulle, oppure, con il formarsi di germi atti a resistere alle condizioni sfavorevoli e capaci poi di svilupparsi quando ritornano migliori. Senza dubbio la forma speciale che assume la medusa della Tubularia, cioè la
caratteristica Actinula, è da considerarsi come un caso tipico di adattamento alla vita dei porti, in quanto non potendo essa nuotare così facilmente, come le vere meduse craespedote degli altri idroidi le quali rappresentano la
forma ad hoc utile per la disseminazione della specie fissa, dopo solo poco tempo di vita galleggiante si fissa nelle vicinanze della colonia dalla quale si è distaccata, per formare nuove colonie nel medesimo ambiente, dove
solamente, per la calma che vi regna, può vivere questa fragile creatura. Parecchie forme appartenenti alla fauna portuale scompaiono durante il periodo estivo che nei porti è quello
più sfavorevole. E’ presumibile che la maggior parte di queste specie, non avendo nessun mezzo protettivo contro il periodo sfavorevole, finiscano con il perire; mentre i loro piccoli, molto più resistenti, possono sopportare
meglio tali condizioni. La stagione calda che corrisponde al periodo di massima calma, mentre stimola la riproduzione della gran parte degli esseri esposti ai marosi, produce d’altra parte condizioni transitorie sfavorevoli nei
porti e nei seni chiusi, inducendo la massima parte degli esseri che ivi vivono a riprodursi nella stagione fresca, in cui le condizioni dell’acqua sono migliori.
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Estesa distribuzione orizzontale e verticale
Le specie diffuse sopra una vasta zona orizzontale si son dovute adattare a condizioni fisico-biologiche variabilissime, ed è naturale, come si è potuto stabilire, che esse siano giunte
a possedere la facoltà di riprodursi durante tutto l’anno per usufruire delle condizioni più favorevoli derivanti dal tempo, dalla temperatura, dal movimento etc. etc. Un esempio caratteristico è quello del Syngnathus
phlegon, il quale a differenze delle altre 2 specie S. acus e S. abaster vive in alto mare. Ora è notevole considerare che mentre nelle 2 specie littorali di Syngnathus il periodo riproduttivo dura solo 7
mesi (da Gennaio a Luglio) per il S. Phlegon, invece dura tutto l’anno, come tutte le forme pelagiche di cui si conosce il periodo riproduttivo. Anche la Velella, la Porpita, la Pelagia e la Sagitta
hanno la facoltà di riprodursi durante tutto l’anno. La possibilità di riprodursi a piacimento è condizione favorevole a queste specie, perché esse così possono mettere a profitto ogni occasione propizia, scegliendo sia i
periodi di calma sia le zone più adatte all’esistenza della prole; per la Velella che vive sulla superficie del mare è normalmente sempre al largo. Questo sifonoforo, inoltre, per tale genere di vita è sempre esposto
all’azione del vento e delle onde, sicchè durante l’imperversare delle tempeste e delle burrasche, che non di rado durano settimane o mesi, certamente non potrà riprodursi, a ciò ripara con la facoltà di potersi riprodurre
sempre. La Pelagia dei nostri mari a differenza degli altri Acalefi littorali, si riproduce durante tutto l’anno e mentre questi ultimi passano attraverso stadi larvali attaccati ai corpi sommersi, la Pelagia,
forma tipica di alto mare, ha uno sviluppo molto abbreviato; in essa la planula libera si trasforma direttamente in efira. Questo fatto è verosimilmente dovuto all’adattamento all’ambiente dove questa medusa vive e puo
spiegarsi con la quasi impossibilità per le sue planule di poter raggiungere il fondo a così grandi profondità, mentre quelle delle forme littorali possono agevolmente fissarsi. La medesima facoltà di potersi riprodurre
durante tutto l’anno s’incontra pure nelle forme molto diffuse in senso verticale in quelle cioè, che possono vivere indifferentemente dalla superficie fino a profondità di migliaia di metri. E’ possibile ipotizzare che i
medesimi fattori ai quali si debbono modalitá fisiologiche degli animali inferiori abbiano agito anche su forme piú complesse come l’uomo. La ragione di questo fenomeno potrebbe stare nel fatto che l’uomo rientra nella
categoria degli esseri ad estesa distribuzione geografica, i quali possono riprodursi in tutte le stagioni dell’anno onde poter usufruire delle condizioni favorevoli per lo sviluppo della prole in qualunque periodo dell’anno
esse si presentino. Per le speciali condizioni di vita, si sono create peculiari necessità di natura economica, morale e sociale che rendono la facoltà di essere sempre pronto a riprodursi di gran vantaggio per l’uomo, o per
poterla applicare in qualunque momento, in cui tale necessità sono in tutto o in parte soddisfatte. Le scimmie invece hanno una distribuzione geografica molto limitata, godono quindi di un periodo limitato di riproduzione tale
che i piccoli vengano al mondo quando possono trovare cibo più abbondante e la temperatura più amica.
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Parassitismo e alimentazione
Per mezzo del parassitismo gli animali raggiungono una condizione di esistenza sicura perché essi lasciano esclusivamente all’ospite la cura di sostenere la lotta per l’esistenza, per
procurarsi l’habitat, l’alimento etc. etc. Tutta l’attività dei parassiti è concentrata solo nella funzione riproduttiva e nel rifornirsi dei nutrienti che cavano dal loro ospite. In seguito a questa comoda esistenza ed
alla quasi completa interruzione dei rapporti con l’ambiente esterno, quasi tutti i parassiti conosciuti a qualunque tipo del regno animale essi appartengano, si riproducono durante tutte le stagioni. Senza dubbio la facilità
di procurarsi il nutrimento, ha una considerevole influenza non solamente sulla distribuzione della specie, ma anche nella determinazione del periodo riproduttivo. Tant’é vero che dando uno sguardo alla durata del periodo della
riproduzione degli animali domestici, che relativamente a quelli selvaggi si trovano in condizioni di esistenza molto più facili, si osserva in linea generale che la facoltà di riprodursi dura più a lungo rispetto agli animali
allo stato selvaggio. E’ da notare inoltre, che le burrasche autunnali strappano alla sponda una grande quantità di alghe che ivi si sviluppano in quantità enorme e le spargono sulla zona formata da sabbia fine. Questo fondo
che forma più o meno avvallamenti di diversa entità, viene completamente ricoperto dalle alghe, formando così una zona speciale. Durante la cattiva stagione per la presenza di questo
substrato, ricco di sostanze organiche, in dette località si stabilisce una ricca fauna che vi si prospera e vi si riproduce, mentre d’estate, per la mancanza di forti mareggiate, e per conseguenza la mancata deposizione delle
alghe, i fondi detritici non presentano condizioni biologiche ugualmente favorevoli mancando l’alimento. Dalle notizie statistiche raccolte sull’epoca della riproduzione degli animali tipici di questa zona e di quelli della
zona arenosa adiacente, che pur essi usufruiscono dei suddetti vantaggi, risulta che la maggior parte di essi, guarda caso, si riproduce proprio nei mesi fra l’autunno e la primavera.
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Speciale protezione della prole
Parecchie specie animali posseggono speciali disposizioni per la protezione della prole, le quali in gran parte sono rappresentate da cavità o tasche incubatrici, da marsupi, da involucri
o capsule chitinose o di altra sostanza più o meno resistente nelle quali si sviluppano le uova e rimangono i piccoli per un certo periodo di tempo. Un esempio molto caratteristico lo porgono alcuni crostacei, nei quali una parte
dei piedi toracici portano delle lamine. Negli idroidi camapanularidi, la funzione sessuale è deputata a speciali individui che si trasformano in un sacco chitinoso, in cui si compie lo sviluppo dell’uovo fino alla stadio da
larva natante. Ora in generale avviene che la maggior parte di questi organismi, che possono con tali speciali disposizioni proteggere la prole fino al punto in cui è in condizione da poter lottare per la propria esistenza,
posseggono la facoltà di riprodursi in tutte le varie stagioni dell’anno. I cirripedi, i quali proteggono la loro prole nella cavità del mantello, dove i piccoli restano fino allo stadio libero di Nauplius si sviluppano
durante tutto l’anno. Non è improbabile che ciò sia in rapporto con la speciale protezione realizzata dai primi col loro dermascheletro calcareo e dai secondi col mantello di varia consistenza che ricopre il corpo
efficacemente. Fra tutti i selaci, inoltre, conosciuti nel nostro golfo, quelli che hanno uova protette da una capsula resistente e vengono deposte sul fondo o attaccate alle varie ramificazioni sottomarine, si riproducono durante
tutto l’anno.
Relazione fra l’habitat di alcuni pesci ed il loro periodo
riproduttivo
Non è improbabile che i pesci abitatori della zona più calma del mare a temperatura costante di 13° non abbiamo avuto il bisogno di proteggere la loro prole contro condizioni
sfavorevoli transitorie tanto più che tutte le specie elencate sono ovovivipare. I Selaci di dette zone, invece, che lasciano temporaneamente le acque profonde ove vivono, per migrare verso la costa all’epoca della
riproduzione, hanno il periodo di riproduzione che si svolge in una data parte dell’anno e coincide con la stagione più calda. Il loro periodo limitato di riproduzione, quasi certamente è stato determinato dalla necessità
acquisita di sgravarsi presso la costa ed in acque più calde, forse allo scopo di far crescere la loro prole in un ambiente ove è più abbondante l’alimento. I pochi Selaci ovovivipari, che vivono in acque basse e lungo le
coste hanno pure un limitato periodo di riproduzione che si svolge durante il periodo calmo o relativamente calmo dell’anno (primavera-autunno).
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Ipotesi
sulle vicende delle uova e delle larve galleggianti appartenenti agli animali littorali e utilità della loro vita pelagica transitoria
Molti animali littorali dei nostri mari, ad habitat circoscritto e ben determinato, hanno larve che vivono in balia delle correnti o sospese nelle acque superficiali. Ci si è domandato
sul perché le larve pelagiche degli animali littorali sono disperse sia dal vento sia dalle correnti, sopra una vasta superficie, le forme adulte hanno come dimora definitiva località costanti, determinate ed assai spesso molto
limitate dalla costa. Con quale mezzo i piccoli Echini hanno potuto raggiungere le due suddette località ben distinte l’una dall’altra? La spiegazione della vita pelagica di molte larve di animali costieri si deve trovare nel
fatto di un loro adattamento alla periodica circolazione delle acque littorali dove costantemente in un senso o nell’altro, ma per lo più parallelamente alla costa, si determinano quelle correnti, che, per la quantità di forme
pelagiche che contengono, furuno chiamate dal celebre Johannes Muller <<zoocorrenti>>. Tale adattamento si manifesta sopra tutto con il fototropismo. Per rendersi conto del fototropismo di queste larve, basta metterle
in una vasca di vetro, durante il rispettivo periodo di maturità sessuale e si vedrà che si dirigeranno verso la porzione più illuminata del recipiente, ove raccogliendosi, spesso formano degli accumuli fittissimi. Grazie al
fototropismo positivo, queste larve durante il giorno si portano verso la superficie del mare, mentre durante la notte, mancando lo stimolo alla luce, restano disseminate dalla superficie fino a parecchi metri di profondità. Per
conseguenza, di giorno tutte le larve dissemitate sull’ampia superficie fino ad una certa distanza dalla costa, vengono spinte verso terra e finiscono sempre per capitare nelle correnti littorali, nelle quali vengono trattenute
senza poterne più uscire. Avvenuta la metamorfosi, il piccolo animale sceglierà poi la sua dimora definitiva anch’esso forse in virtù d’una reazione fototropica e di segnali chimici provenienti dai suoi consimili (come l’antropodina
rilasciata dai Balanus perforatus). Nella maggioranza dei casi il fototropismo positivo, caratteristico degli animali che popolano la costa, serve esclusivamente a trattenerli in dette località in modo che essi non possono
allontanarsene. Una prova evidente di ciò, l’abbiamo nella distribuzione verticale del plancton, la quale è in rapporto con la maggiore o minore luminosità delle varie zone verticali dell’immensa massa d’acqua. Dopo
averli deposti in un grosso bicchiere di vetro, si vedrà che gran parte di essi si raduna nella porzione più illuminata del vaso, mentre se il plancton è stato pescato ad un centinaio di metri e più di profondità, gli animali
deposti nel bicchiere, resteranno diffusi ugualmente nell’acqua, senza manifestare la minima reazione fototropica. Generalmente le uova
galleggianti dei Teleostei costieri sono emesse o in vicinanza della costa o poco lontanto da essa; ciò malgrado moltissime uova e principalmente le larve e gli stadi postlarvali, si trovano disseminate in mezzo al golfo e spesso
anche piuttosto al largo, ove restano vaganti nel pelago e dove trovano condizioni favorevoli al loro sviluppo. In quale modo le uova, specialmente quelle emesse nei pressi della costa giungono fino a tali distanze? La gran parte
dei Teleostei littorali emette le uova durante la notte e di preferenza nelle prime ore antimeridiane. Le uova galleggianti che al mattino verso le 7 o le 8, quando non appena pescate dal mare, vengono trasportate in laboratorio,
esse si trovano per lo più allo stadio di calotta blastodermica. Ora, calcolando il tempo che l’uovo fecondato impiega per arrivare a questo stadio, si può arguire che esse sono state fecondate durante le prime ore della
notte, il che è confermato dalle osservazioni. Mantenendo, infatti, queste uova nei primi stadi del loro sviluppo alla superficie dell'acqua, esse restano in balia dei venti e così possono molto facilmente essere spinte al largo
dalla brezza notturna. In base a delle osservazioni fatte sulla diffusione orizzontale delle larve di Teleostei è possibile affermare che questa varia da specie a specie. Le uova vengono deposte nelle prime ore o in quelle più
avanzate della notte, in modo che poi siano spinte per un tempo più o meno lungo dalla brezza, la quale dura fino alle prime ore del mattino. Quando sono giunte nella regione dove poi si andrà svolgendo la vita larvare, le uova
hanno intanto un certo stato di sviluppo. Ora è noto che l’uovo emesso dall’ovario e fecondato assorbe attraverso la sua capsula una quantità più o meno grande d’acqua che, insieme a sostanze diverse, costituisce il
liquido perivitellino, dentro il quale si sviluppa l’embrione. Finchè il peso specifico dell’uovo fecondato con l’acqua assorbita risulta minore di quello dell’acqua di mare, l’uovo galleggia; ma man mano che
l’embrione si sviluppa, avviene una continua penetrazione d’acqua nello spazio lasciato libero dal vitello, che va diminuendo con conseguente aumento di peso specifico. Altra causa che rende l’uovo gradatamente più pesante
sta nel fatto che l’embrione nello svilupparsi assorbe dal liquido perivitellino dell’acqua e dei sali e crescendo diventa sempre più pesante. Ció avviene anche con le uova dei pesci littorali, le quali avendo galleggiato
durante tutta la notte o solo per una parte di essa, quando al mattino seguente si trovano più o meno al largo, cominciano ad abbandonare la superficie e si approfondano tanto da non subire più l’azione del vento della
giornata, che a differenza di quello notturno li spingerebbe di nuovo verso costa. E’ molto probabile che queste larve, che vivono al largo, con l’allontanarsi dalla costa abbiano trovato una protezione contro vari pericoli e
specialmente contro il movimento delle onde, che, data la loro grande delicatezza, potrebbe avere conseguenze gravi per la loro esistenza. Non appena queste larve si trasformano in pesciolini con i raggi delle pinne impari
abbozzati, che corrispondono su per giù alla lunghezza di circa 10 mm., essi migrano verso la costa ove alcune si raccolgono in quantità starordinarie tanto da alimentare una pesca speciale di questi piccoli pescetti detti
volgarmente “fragaglia”. Ma da quali moventi questi pesciolini sono spinti a raggiungere la costa? E’ ben noto il fatto della montata delle ceche (giovani di anguilla) e di altre numerose specie di giovani pesci lungo i
corsi d’acqua alle foci. Essi compiono tali peregrinazione solo per una speciale reazione al movimento contrario dell’acqua. Questo speciale riflesso, distinto col nome di “reotropismo” il quale, come si è stabilito in
questi ultimi tempi è messo in atto per mezzo degli organi della linea laterale è comune a molti animali acquatici, ed è certo grazie al reotropismo che i piccoli pesci, che si sviluppano in mezzo al golfo, si avvicinano alla
costa, stimolati dalle correnti contrarie che, specialmente d’estate e durante la notte, sono determinate dal vento che soffia costantemente verso il largo. Vari animali che vivono nei fondi arenosi poco discosti dalla costa,
attraversati dalle correnti suddette, depongono uova libere minutissime e molto leggere, ma sempre più pesanti dell’acqua in modo da cadere sul fondo. Le correnti littorali facilmente raccolgono le minuscole uova trascinandole
con loro; intanto siccome queste uova si sviluppano rapidamente le larve si trovano già nell’ambiente più favorevole allo sviluppo. In questo caso il movimento delle correnti è molto utile perché se le uova rimanessero
immobili sul fondo, quasi certamente verrebbero divorate da una quantità di organismi che vi pullulano.
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