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Prima riproduzione di Astroides calycularis in Pianura Padana, di Stefano C.A. Rossi

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Prima riproduzione di Astroides calycularis in Pianura Padana

di Stefano C.A. Rossi

 

 

 

L’antefatto

Allevo in acquario alcuni frammenti di colonie di Astroides calycularis  provenienti dalla nostra campagna “Ecoacquario”, raccolti tra il  detrito prodotto dalla pesca illegale di datteri di mare.

La vasca è di piccole dimensioni (100 litri) ed è allestita in modo da ospitare due ambienti diversi, uno bene illuminato con una densa popolazione di Caulerpa prolifera ed uno oscurato dedicato ad organismi sciafili; in questo settore ho collocato i frammenti di colonie di Astroides calycularis, arrivate alla mia vasca dopo alcuni mesi di peregrinazione tra vasche e mostre. Lo stato di salute dei frammenti è buono, come testimoniato dai polipi che  hanno iniziato a riprodursi per gemmazione (Figura 1).

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Figura 1 - Gemme

L’evento

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Figura 2 - Planula galleggiante

 

credo il primo verificatosi per questa specie nell’areale…..della Pianura Padana!. La novità mi veniva confermata anche da ricercatori dell’Università e della Stazione Idrobiologica di Milano. Visto che le osservazioni sono state fatte a “lente” e che la mia attrezzatura fotografica non è l’ideale per le macro, purtroppo la documentazione non è molto coreografica, ma ritengo sia di sufficiente supporto alle osservazioni. 

Verso la fine di maggio ho iniziato ad osservare alcune formazioni di colore giallo brillante con dimensioni millimetriche (Figura 2) che galleggiavano in superficie, notando che subivano variazioni di forma  ed erano in grado di effettuare alcuni semplici movimenti, sebbene galleggiassero nella corrente (Figura 3). Grazie al colore, il collegamento alle colonie di Astroides è stato molto rapido: ho capito di essere testimone di un raro evento di riproduzione, 

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 Figura 3 - Palunula in superficie

 

I dettagli

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Figura 4 - Planule

 

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Figura 5 - Planula

La fecondazione in A. calycularis è interna. I gameti maschili vengono assorbiti e fecondano le uova generando larve dette planule. Quando la planula è pronta per l’espulsione, all’interno tentacoli si creano dei canali temporanei che si aprono all’esterno esattamente all’apice di ogni tentacolo. La planula, evidente per il colore giallo brillante opaco all’interno del tentacolo arancione e trasparente, impiega fino a 30 ore per  il breve tragitto (Figura 4, Figura 5).

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Figura 6 - Planule

 

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Figura 7 - Impianto

Fuoriuscita nell’acqua libera, la planula sale verso la superficie e galleggia per alcune ore. Nel frattempo è soggetta a movimenti di contrazione e allungamento, che ne variano la forma da sferica ad allungata (Figura 6). Dopo 3-4 ore (non ho  potuto stabilire se è un intervallo costante né da quali fattori sia eventualmente regolato) le planule tendono ad affondare per insediarsi su un substrato duro (Figura 7). 

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Figura 8 - Impianto planula

Apparentemente non esiste un substrato preferenziale, a patto che sia solido e compatto: si sono insediate sia sulle rocce sia su colonie di briozoi sia sul PVC nero del filtro interno (Figura 8).

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Figura 9 - Movimento

 

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Figura 10 - Movimento

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Figura 11 - Movimento

E’ stata sperimentata la possibilità di posizionare artificialmente le planule usando con delicatezza una pipetta di aspirazione, ma nella maggior parte dei casi non si sono impiantate. Anche dopo la presa di contatto con il substrato, le planule mantengono la capacità di spostarsi facendo aderire le estremità in modo alternato, allungandosi e contraendosi (Figure 9, 10m e 11). La prima reazione dopo il contatto con il substrato appare dettata da fototropismo negativo; ovunque siano posizionate, se in luce diretta si spostano verso aree più ombreggiate. In secondo luogo si spostano anche se sul substrato vi è una lieve presenza di alghe verdi filamentose, anche se molto rade e lunghe 2-3 mm.

 

In fase di riposo la planula mantiene una caratteristica forma a goccia. L’estremità più rigonfia, una volta trovato un sito ideale, si fissa alla roccia ed inizia ad espandersi (Figura 7). La “coda” diviene molto sottile ed appuntita. Progressivamente questa estremità si accorcia e la base si allarga aderendo alla roccia come un sottile dischetto giallo con un rilievo appuntito al centro (Figura 12, 10 giugno 2004, polipo in basso). 

Terminata questa fase, la planula inizia a gonfiarsi, e nel giro di circa 24 ore assume una forma tronco-conica, larga circa 1 mm e alta altrettanto (Figura 12, polipo in alto). All’apice di questo tronco di cono inizia la differenziazione dei tessuti, che richiede circa una cinquantina di ore, fino all’individuazione dei tentacoli. Durante il quarto giorno dall’impianto si aprono i tentacoli per la prima volta e verosimilmente lo stadio giovanile inizia a nutrirsi (Figura13, 14 giugno 2004). 

Durante le fasi di chiusura dei tentacoli il polipo è estremamente appiattito. Nei giorni successivi si allungano i tentacoli e lentamente il polipo inizia a secernere lo scheletro (Figura 14, 28 giugno 2004); dopo circa 60 giorni in media il polipo possiede uno scheletro di forma cilindrica alto circa 0,5 mm, che cresce poi molto lentamente; il polipo ritira interamente i tentacoli all’ interno del calice in fase di riposo o se disturbato (Figura 15, 7 marzo 2005) .

A distanza di 11 mesi l’accrescimento procede lentamente, anche rispetto agli esemplari di Cladocora caespitosa che allevo nel settore illuminato della medesima vasca; non è ancora stato possibile stabilire se la crescita subisca  una stasi durante la stagione fredda (riprodotta con il refrigeratore) oppure sia  più costante.  

I piccoli Astroides  richiedono acqua pulita, come tutti i celenterati coloniali in generale, e un buon livello di nutrimento costante. Patiscono la crescita di alghe verdi, e quando sono di dimensioni ridotte possono essere distrutti anche da brucatori erbivori normalmente innocui come Astrea rugosa e Haliotis lamellosa; anche stelle marine come le asterine sono letali per i piccoli Astroides..

 

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Figura 12 - Crescita 10.06.04

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Figura 13 - Crescita 14.0604

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Figura 14 - Crescita 28.06.04

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Figura 15 - Crescita 07.03.05

Condizioni di allevamento

La temperatura dell’acquario è sempre mantenuta bassa, con una oscillazione stagionale contenuta tra  17°C e  20°C. L’alimentazione che uso per gli invertebrati è varia: omogeneizzato artigianale, conservato in freezer, composto da cozze, gamberi freschi (privati del guscio ma “spremuti” accuratamente), parti di pesce azzurro e uova di pesce azzurro, mangime industriale (Elos svc) e più raramente artemia. Ho notato una spiccata reattività dei polipi anche all’utilizzo di mangimi granulari come il Duplarin, per cui ne somministro piccole dosi finemente polverizzate.

I vari elementi, talora mescolati in poca acqua dell’acquario, vengono somministrati “a nuvola” attorno alle colonie con l’uso di una grossa siringa munita di un lungo tubicino rigido. I polipi genitori sono nutriti anche con frammenti di polpa di gambero consistenti, artemia surgelata e frammenti di cozza. L’obiettivo ideale per la loro salute sarebbe quello di poter nutrire polipo a polipo l’intera colonia, tutti i giorni.

Il forte inquinamento prodotto dall’uso degli alimenti diffusi crea ovviamente problemi di nitrati, che mantengo sotto controllo con schiumazione (interrotta durante la somministrazione), zeolite e cambi d’acqua, naturale nella bella stagione e sintetica nei mesi invernali.

 

 

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